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Pompei, emergono rare e antiche decorazioni nella "Casa di Giove"

Per lo stile particolare, la domus, il cui proprietario era particolarmente ricco, è stata definita "vintage"

A Pompei gli scavi restituiscono nuovi tesori e riscrivono, in questo modo, la storia della "Casa di Giove". E' "una domus con decori vintage in 'I stile' - spiega il direttore Massimo Osanna - il cui proprietario doveva essere facoltoso e colto, conscio del valore di pitture già allora centenarie". Ritrovati stucchi colorati che rievocano marmi preziosi, antichi e rarissimi decori che il raffinato padrone di casa aveva voluto.

A Pompei riemerge la domus "vintage"

Ricco e colto - Il padrone di casa, il senatore M. Nonius Balbus, aveva avuto una splendida carriera: pretore e proconsole della provincia di Creta e di Cirene, tribuno della plebe nel 32 a.C. e partigiano di Ottaviano, il futuro Augusto. M. Nonio Balbo, potente e ricco, era diventato un mecenate per la città di Ercolano finanziando restauri e costruendo anche molti edifici pubblici. Un personaggio importante, notissimo e popolare - sottolinea il direttore del Parco Archeologico di Pompei Osanna - . Tanto che quando morì gli furono tributati grandi onori, ebbe una grande tomba con una ara funeraria rivolta verso il mare e gli furono dedicate almeno 10 statue".

"Dipinti arcaici" - Il proprietario aveva voluto preservare per le stanze più in vista della sua casa quei dipinti "arcaici", che in epoca augustea erano considerati il top. "Le stanze sul retro invece, riservate alla famiglia, erano state restaurate con decori più contemporanei", spiega ancora Osanna. La "domus" si trova giusto a fianco della casa delle Nozze d'Argento ed era stata già in parte scavata nell'800 e prima ancora nel '700.

"I nuovi scavi - sottolinea Osanna - sono partiti proprio da quelli più antichi, in particolari quelli settecenteschi, decisamente brutali, fatti scavando una sorta di pozzo in profondità nel terreno e poi da lì una serie di cunicoli che finivano per smembrare gli ambienti, distruggendo muri e dipinti per portare via tutto quello che appariva più di valore".

Ma quella della "Casa di Giove", illustra l'archeologo, non è stata l'unica scoperta delle ultime settimane di scavo. In un ambiente vicino, i lavori hanno restituito i resti di una stanza dove sono evidenti su una parete affrescata i segni di un incendio, certamente dovuto all'eruzione: in un angolo, preziosissimi per gli studi, ci sono i resti carbonizzati di un letto con le stoffe che lo ricoprivano.

In un'altra delle case del Vicolo dei Balconi, negli ambienti a nord del giardino piuttosto devastati dagli scavi settecenteschi, è emersa quella che è stata definita dagli archeologi "la prima scena figurata di una certa complessità". "Si tratta - spiega Osanna - di un quadretto idillico sacrale che raffigura una scena di sacrificio, nelle vicinanze di un santuario agreste". Sul lato opposto della via, infine, è stato individuato anche un ambiente riccamente dipinto con decorazioni in quarto stile, finte architetture e quadretti con pavoni e ciliege.

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