le stime di Confesercenti

Il caldo estremo diventa una "tassa climatica": i costi raggiungono i 12 miliardi l'anno

L'associazione spiega, inoltre, che "sopra i 35 gradi stabili cala anche la resa del lavoro"

18 Lug 2026 - 10:27
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Il caldo estremo che sta interessando il nostro Paese non solo ha fatto scattare un'allerta sanitaria ma anche una economica. Infatti, quanto emerso da un'indagine di Confesercenti, mostra che la situazione di calore anomalo finisce per pesare anche su imprese e costumi. L'associazione che rappresenta migliaia di piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi, ha lanciato un avvertimento: "Convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull'economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, tra maggiori costi energetici, minore produttività, investimenti obbligati e fatturato perso nei settori più esposti". Il presidente Nico Gronchi, inoltre, ha spiegato: "Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica, una variabile economica strutturale. Incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche".

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"Sopra i 35 gradi stabili la resa del lavoro cala"

  Lo afferma sempre Confesercenti, secondo cui, crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico. I settori più esposti sono l'edilizia, l'agricoltura, la logistica, il commercio ambulante e le manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all'aperto, dai mercati ai pubblici esercizi con dehors. Se le giornate ad alto stress termico continuano a moltiplicarsi, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno.

Nelle ore centrali della giornata le alte temperature svuotano le strade. A guadagnarne sono i grandi contenitori climatizzati e le piattaforme online; a rimetterci sono i mercati, i negozi dei centri storici e gli esercizi di vicinato, che si ritrovano davanti a un ulteriore fattore di pressione dopo quello dell'e-commerce e della delocalizzazione delle vendite. Cambiano anche i consumi: le imprese del commercio moda registrano il calo degli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde sempre più brevi, mentre nella ristorazione i dehors perdono attrattività e nelle giornate roventi i clienti preferiscono le sale climatizzate.

I flussi tendono a spostarsi verso i mesi spalla di giugno e settembre, a scapito del cuore dell'estate, con una domanda che si redistribuisce verso le aree montane e penalizza le città d'arte nelle settimane più calde. Anche la ristorazione vede criticità: paradossalmente, l'afa estiva scoraggia l'uso dei dehors, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi".

"Serve un cambio di paradigma, con interventi strutturali

 La soluzione, nel lungo periodo, probabilmente risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese", dichiara Gronchi.

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