Bruno Contrada, tutta la vicenda
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Fu condannato per concorso esterno in mafia, la sua sentenza fu revocata dopo la decisione della Corte europea dei diritti umani
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È morto all'età di 94 anni Bruno Contrada, ex dirigente della Squadra mobile di Palermo ed ex numero tre del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, (Sisde, il servizio segreto civile italiano, attivo dal 1977 al 2007) negli anni più violenti della guerra di mafia in Sicilia. Contrada è stato per decenni una figura centrale e controversa nella storia della lotta alla mafia e nei rapporti tra apparati dello Stato e criminalità organizzata. Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, guidò anche la sezione siciliana della Criminalpol e negli anni Ottanta entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire il ruolo di numero tre dell'organismo. Il suo nome è rimasto legato soprattutto a una lunga vicenda giudiziaria che ha diviso l'opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti. I funerali si terranno sabato a Palermo.
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Arrestato la vigilia del Natale 1992, l'anno delle stragi palermitane, poi a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada venne condannato a 10 anni di carcere il 5 aprile 1996. Una sentenza ribaltata dalla Corte d'appello il 4 maggio 2001 che ne dichiarò l'assoluzione. La Cassazione rinviò gli atti a Palermo. Poi la nuova condanna a 10 anni nel 2006, dopo 31 ore di Camera di consiglio della Corte d'appello palermitana, e la conferma della Cassazione l'anno successivo. Quindi il carcere, i domiciliari e poi la fine della pena nell'ottobre 2012. Sono poi cominciati i tentativi di revisione del processo e gli appelli alla corte di Strasburgo per i diritti umani. L'Italia venne condannata due volte: nel febbraio 2014 perché il detenuto non doveva stare in carcere quando chiese i domiciliari per le sue condizioni di salute e poi perché l'ex poliziotto non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro".
Contrada in questi anni ha sempre combattuto per ''salvaguardare - diceva - l'onore di un uomo delle istituzioni''. ''Voglio l'onore che mi hanno tolto, non ho perso fiducia nello Stato'' ripeteva.
Dopo un'altra lunga battaglia giudiziaria la prima sezione della Corte d'Appello di Palermo, ribaltando la decisione della seconda sezione, dopo l'annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, accolse la domanda di Contrada di riparazione per ingiusta detenzione riducendo l'entità dell'indennizzo. Sentenza confermata dalla Cassazione nel 2023.