Carlo Potenza: "Adesso devi impiccarti"
"Ti devi impiccare, ti devi uccidere perché è stato per colpa tua che Giusy è stata uccisa. Era tuo dovere starle vicino e accudirla". Sono queste le parole con cui, secondo la polizia, Carlo Potenza si è rivolto alla figlia Michela, di 22 anni, accusandola di aver fatto conoscere persone poco raccomandabili alla sorella Giusy, la quindicenne uccisa alla periferia di Manfredonia il 12 novembre del 2004.
Dal giorno della morte di Giusy la famiglia Potenza sta vivendo un dramma senza fine. Prima l'arresto di Carlo Potenza per aver accoltellato il papà di una delle ragazze accusate di aver fatto prostituire sua figlia. Poi il suicidio della mamma di Giusy, che era al settimo mese di gravidanza. Ora le liti tra il papà della 15enne uccisa e la sua figlia più grande, Michela.
Per l'uccisione della ragazzina è in carcere il reo confesso Giovanni Potenza, cugino di Carlo, mentre due ragazze sono a giudizio con l'accusa di aver sfruttato la prostituzione della ragazzina. Il vivace alterco tra padre e figlia - confermato dal dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - è avvenuto nei giorni scorsi: Carlo Potenza avrebbe lasciato l'abitazione in cui era agli arresti domiciliari per raggiungere la casa dei nonni della ragazza, in cui vive Michela.
Secondo quanto è stato accertato, durante la lite Potenza avrebbe sferrato anche qualche ceffone alla figlia. La violenta reazione sarebbe scaturita dalle dichiarazioni rese dai testimoni nel corso dell'ultima udienza del processo alle due giovani presunte sfruttatrici di Giusy, Sabrina Santoro e Filomena Rita Mangini. Dopo la lite Potenza è andato a lavorare, mentre la figlia Michela ha raggiunto il commissariato di polizia di Manfredonia dove ha denunciato il genitore.
La denuncia è stata inoltrata alla magistratura che ha ordinato l'arresto di Carlo Potenza per evasione dagli arresti domiciliari. Carlo Potenza era agli arresti domiciliari per aver accoltellato, il 30 maggio 2005, in un bar della cittadina dauna, Pasquale Mangini, padre di Filomena. Per il tentativo di omicidio l'uomo, il 25 novembre scorso, è stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.
Fu il suo arresto, e soprattutto la necessità che egli si allontanasse da Manfredonia per fruire degli arresti domiciliari, ad aggravare, secondo gli stessi famigliari, lo stato di grave depressione, addirittura di prostrazione, che nell'ottobre 2005 ha portato la madre di Giusy, Grazia Rignanese, ad impiccarsi: la donna era al settimo mese di gravidanza, con lei morì anche il feto.