Il calciatore del Piacenza confessa al gip la propria attività collaterale ed elenca squadre ancora sconosciute alla magistratura
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Carlo Gervasoni, giocatore del Piacenza arrestato lunedì nell'inchiesta della Procura di Cremona sul "calcioscommesse", ha confessato e raccontato di molte altre partite truccate. Nell'interrogatorio di garanzia, ha elencato nuove squadre che sarebbero state coinvolte nelle combine: Albinoleffe, da cui sarebbe iniziata la sua attività di "piazzista" di scommesse, Piacenza, Mantova e Cremonese in serie B e Lega Pro. Tutte quelle in cui ha giocato.
Albinoleffe perno dell'inchiesta
Gervasoni ha raccontato di aver cominciato l'attività illecita nella seconda squadra Orobica, da cui proviene la maggior parte dei calciatori coinvolti nell'indagine: da Filippo Carobbio a Paolo Acerbis. Ed è proprio l'Albinoleffe la squadra della quale il capo della rete di scommettitori di Singapore, Eng See Tan, detto Dan, come raccontato da un indagato, abbia assunto "il controllo finanziario, seppure in modo occulto, dell'intera società calcistica Albinoleffe".
Citati altri 20-25 giocatori
Il giocatore ha fatto il nome di altri 20-25 suoi colleghi che sarebbero rientrati nel giro delle combine e che potrebbero rientrare nell'elenco degli indagati.
Minacce di morte ad avvocato di Gervasoni
Nell'interrogatorio, il calciatore è apparso tranquillo, nonostante la notizia di una telefonata con delle minacce di morte giunta allo studio di uno dei difensori, Filippo Andreussi.
Sartor non parla
A differenza di Gervasoni, invece, Luigi Sartor, ex giocatore, tra le altre, di Ternana e Roma, non ha parlato con i magistrati. Il suo avvocato, Antonino Tuccari, ha spiegato che la scelta di non rispondere si deve al fatto che il gip ha disposto il divieto di colloquio con il difensore prima dell'interrogatorio. "Una violazione del diritto di difesa" ha detto Tuccari che ha lasciato intendere che, in proposito, sarà presentata istanza ai giudici del Tribunale del riesame di Brescia.
Doni molto provato
Venerdì tocca al capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni, presentarsi davanti al gip. Non si sa se Doni intende rispondere o meno. Il parlamentare Giacomo Stucchi e l'assessore regionale lombardo Daniele Belotti, entrambi leghisti, che gli hanno fatto visita in carcere l'hanno trovato "molto provato dal punto di vista psicologico ed emotivo, non dorme da tre giorni ed è come se si trovasse sotto a un treno". Doni "è preoccupato per la famiglia e soprattutto per la figlia. Inoltre è consapevole di quanto l'Atalanta sia importante per Bergamo e per i bergamaschi e sa benissimo quanto sia delicata la questione". Il capitano dell'Atalanta ha poi negato di aver tentato di fuggire ma di aver pensato a dei ladri entrati in casa alle 6 del mattino mentre stava dormendo.