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Sisma LʼAquila, mazzette per appalti: 10 arresti | E uno degli arrestati rideva pensando ad Amatrice

Coinvolti funzionari pubblici, professionisti e imprenditori di Abruzzo, Campania, Marche e Puglia. Nelle intercettazioni uno degli imprenditori rideva ipotizzando affari su Amatrice

I carabinieri hanno arrestato 10 persone nell'ambito di un'inchiesta su presunte mazzette in una serie di appalti pubblici per la ricostruzione de L'Aquila dopo il terremoto del 2009. Sono stati inoltre effettuati sequestri e perquisizioni nei territori di Teramo, Pesaro Urbino, Bari e Benevento. Contestati i reati di corruzione, abuso d'ufficio e turbativa d'asta, commessi in quello che è stato definito il "cantiere più grande d'Europa".

A otto anni dal sisma che ha colpito L'Aquila, l'inchiesta sulla ricostruzione coinvolge funzionari pubblici, professionisti e imprenditori, tra cui alcuni nomi eccellenti. 35 gli indagati, di cui 10 agli arresti domiciliari e 5 interdetti dall'esercizio dell'attività professionale. Tutte le persone indagate esercitavano la propria attività in Abruzzo, Campania, Marche e Puglia.

Secondo quanto appreso, le indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore capo Michele Renzo e dal pm Antonietta Picardi, sarebbero scattate grazie a degli spunti investigativi emersi da un'altra inchiesta. Con intercettazioni telefoniche e ambientali e con alcuni documenti video e foto, sarebbero state dimostrate le somme di denaro consegnate per vincere gli appalti.

La risata su Amatrice intercettata - Come per il sisma del 2009, anche nel terremoto del Centro Italia del 2016 spunta l'imprenditore che ride pensando agli affari che pioveranno con la ricostruzione. E' il caso di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l'Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura de L'Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell'ordinanza il gip scrive: "RIDE". L'uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando.

La telefonata col geometra - Giustino al telefono con il geometra della sua ditta, Leonardo Santoro (anche lui ai domiciliari). Santoro - si legge nell'ordinanza - gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: "Se ti posso essere utile, voi fate l'elenco, mo' dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione", racconta Santoro a Giustino, che ride più volte.

L'appoggio dei presunti corrotti - Come si legge nelle 183 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare, dopo le nuove scosse di terremoto "gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l'Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari". Santoro, riassume il gip, spiegava al suo datore di lavoro "che presso il Mibact era stata creata un'unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro - prosegue Gargarella - ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l'impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l'appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell'unità di crisi, non sarebbe venuto meno".

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