Uccise dalla ricina, nessuna traccia del veleno nei 131 reperti esaminati dagli esperti tedeschi
La sostanza"che ha causato le morte di Antonella di Ielsi e di sua figlia Sara di Vita, nel dicembre 2025, non era contenuta, né ha lasciato traccia, sugli alimenti o sugli oggetti sequestrati il 30 luglio scorso dagli specialisti nella casa delle vittime in provincia di Campobasso
di Roberta FiorentiniNessuna traccia di ricina nei 131 reperti esaminati dagli esperti dell'istituto Robert Koch di Berlino. Il veleno che ha causato le morte di Antonella di Ielsi e di sua figlia Sara di Vita, nel dicembre 2025, non era contenuto, né ha lasciato traccia, sugli alimenti o sugli oggetti sequestrati il 30 luglio scorso dagli specialisti nella casa delle vittime a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Si tratterebbe di un'indiscrezione, che la procura di Larino non ha confermato. "Dalla Germania non sono pervenuti risultati" ha detto la pm Elvira Antonelli. Il giallo è ancora irrisolto. Tra gli alimenti consumati durante le feste di Natale, tra il 22 e il 23 dicembre, ci sarebbero state delle cozze. Lo ha dichiarato agli inquirenti e messo a verbale lo stesso Gianni De Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Dopo un pranzo con colleghi di lavoro, al quale aveva partecipato anche la moglie di De Vita, la donna ha chiesto al ristorante di portare a casa la porzione di cozze che non era stata consumata. Sarebbero state proprio le cozze l'unico alimento non sottoposto a esami, perché non ne sono stati recuperati residui nel contenitore. De Vita ha raccontato che d'abitudine ogni mattina porta la spazzatura nel cassonetto più vicino. Se le cozze sono l'ultima pista serve ricostruire se siano mai state buttate nei rifiuti ed eventualmente quando.
