È sul contenuto di una borsa che gli inquirenti si concentrano ora, per capire chi abbia avvelenato con la ricina Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara una borsa spuntata fuori solo martedì scorso, durante il sopralluogo nello studio di gianni di vita, marito e padre delle vittime, e parte lesa. Potrebbe essere stata questa il vettore del veleno. Tra gli oggetti rinvenuti al suo interno, un libro che ora gli investigatori - non sappiamo ancora perché - hanno ritenuto opportuno analizzare: "tiro al piccione", racconto autobiografico del molisano Giose Rimanelli, che da 16enne si arruolò nella repubblica sociale italiana. Intanto per Pietro Vuotto, medico del pronto soccorso che ha visitato Antonella e Sara prima che morissero, e ora indagato per omicidio colposo, è molto probabile l’ipotesi del doppio avvelenamento: nel secondo ricovero di Sara la ragazza presentava sintomi molto più gravi, scioccata, ipotesa, delirante. Mentre tre giorni prima avrebbe avuto i sintomi di una semplice gastroenterite. Gianni, invece, aveva sempre riferito sintomi lievi.
