davanti al gip

Attentato a Ranucci, il difensore di Lavitola: "Ha ammesso di essere il mandante"

L'interrogatorio davanti al gip è durato oltre 5 ore

12 Ago 2026 - 18:47
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Ansa

© Ansa

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso "di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci" così come ipotizzato dalla procura di Roma. "Ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica, ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggressione e fargli innalzare la scorta", ha affermato l'avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, al termine dell'interrogatorio di garanzia.

Google Preferred Site

Gli arresti

 Martedì 30 giugno sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini (Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone, Antonio Passariello) e una donna (Marika De Filippis, moglie di D'Avino), ritenuti esecutori materiali dell'attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. A Lavitola è contestato il reato di strage. Insieme all'imprenditore è stato indagato anche un camerunense di 47 anni, Gomes Clesio Tavares: secondo gli inquirenti avrebbe svolto funzioni di intermediario tra Lavitola e il gruppo di soggetti che poi ha materialmente posto in essere l'attentato a Sigfrido Ranucci. Il reato di strage aggravata in concorso è contestata non solo a Lavitola, ma anche a Passariello, D'Avino, Mutone, De Filippis e Clesio Tavares.

L'accusa

 Valter Lavitola, secondo quanto risulta dall'accusa formulata dalla procura, è accusato di "aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l'esplosivo e di compiere l'attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista". Lo stesso Lavitola, stando ai pm, avrebbe "partecipato personalmente" - e insieme a Gomes - al "primo sopralluogo esplorativo a Pomezia, il 15 settembre dello scorso anno". Sarebbe poi stato il cittadino camerunense a "reclutare e istruire gli esecutori materiali", appunto la banda di quattro persone, e ad aver "partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l'autovettura del suocero".

Il post qualche ora prima della confessione

 Sigfrido Ranucci aveva scritto un post su Facebook sulle figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: "La storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza". 

Ranucci sicuro che non fosse lui il mandante

 "Con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia, sono sicuro della sua innocenza" aveva dichiarato il giornalista un mese fa. Oggi quella sensazione è completamente ribaltata dopo la confessione di Lavitola.

Ti potrebbe interessare

videovideo