Morte Domenico, il legale della famiglia: "Un cuore artificiale lo avrebbe salvato"
Secondo i periti del gip, un collegamento tempestivo al Berlin Heart avrebbe potuto consentire un nuovo trapianto e 70% di possibilità di sopravvivenza
La mamma di Domenico, Patrizia Mercolino © IPA
La tempistica dell'intervento con il supporto di un cuore artificiale extracorporeo potrebbe essere uno degli elementi centrali nell'inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino morto dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all'ospedale Monaldi di Napoli. A richiamare l'attenzione sulle conclusioni contenute nella perizia disposta dal gip è l'avvocato della famiglia del piccolo, Francesco Petruzzi: "Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%, lo scrivono i periti del gip nella loro relazione di 553 pagine, per questo chiedo che la Procura valuti l'ipotesi di contestare l'omicidio volontario al posto del colposo".
La possibilità di un secondo trapianto
Secondo quanto emerge dalla relazione dei consulenti nominati dal giudice, l'utilizzo del VAD, il dispositivo Berlin Heart Excor, avrebbe potuto garantire un sostegno circolatorio più prolungato rispetto all'Ecmo, preservando le condizioni degli organi e lasciando aperta la possibilità di un nuovo intervento. "Deve rilevarsi che il VAD (Berlin Heart Excor) - si legge nella perizia - quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d'organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall'Ecmo". La disponibilità di un nuovo cuore si sarebbe concretizzata successivamente, il 17 febbraio. A quel punto, tuttavia, secondo la ricostruzione contenuta nella perizia, le condizioni cliniche del bambino non avrebbero più consentito di procedere con un nuovo trapianto.
Il deterioramento delle condizioni cliniche
Il problema, secondo i periti, sarebbe stato legato anche al progressivo deterioramento della funzionalità degli organi, che si sarebbe manifestato già dalla metà di gennaio durante il periodo di assistenza con Ecmo. "E' pertanto possibile affermare, secondo i criteri della probabilità logica - spiegano i periti - che con il ritrapianto la probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine sarebbe stata significativa". È proprio su questa sequenza temporale che la difesa della famiglia concentra una parte delle proprie contestazioni.
L'avvocato Petruzzi pone una questione relativa al momento in cui sarebbe stata eseguita la cardiectomia, cioè la rimozione del cuore. "I periti sostengono che una cardiectomia anticipata può essere eseguita e che in caso di specie è stata eseguita prima dell'apertura del frigo box. Ma allora - si chiede l'avvocato Petruzzi - perché Guido Oppido nel diario clinico sottoscrive che l'ha fatto invece contemporaneamente all'apertura del frigo?". La famiglia chiede ora alla Procura di approfondire quanto indicato nella relazione peritale e di valutare, alla luce delle conclusioni dei consulenti del gip, anche l'eventuale diversa qualificazione dell'ipotesi di reato contestata nell'inchiesta.
