l'omicidio del 23 dicembre 2024

Uccise il padre a Suzzara (Mantova), Rosa Capuano confessa e viene condannata a 25 anni

Colpo di scena in aula: "Sono stata io. Non ce la facevo più", ha dichiarato la donna davanti ai giudici. Esclusa l'aggravante dei motivi abietti e futili

05 Nov 2026 - 21:26
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Rosa Capuano, 47 anni, è stata condannata a 25 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Mantova per l'omicidio del padre Francesco, 79, ucciso a colpi di pistola il 23 dicembre 2024 a Suzzara, nell'auto parcheggiata nel garage del condominio di via Biolcheria dove vivevano insieme. Nel corso dell'udienza l'imputata aveva confessato il delitto, dopo aver sempre sostenuto la propria innocenza durante le precedenti fasi processuali. "Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l'ho ucciso", ha dichiarato davanti ai giudici. Il pubblico ministero Alessia Silimbani aveva chiesto 25 anni di reclusione, escludendo l'ergastolo alla luce della confessione e riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate. La Corte ha escluso l'aggravante dei motivi abietti e futili, riconoscendo invece la premeditazione e il fatto di aver commesso il delitto nei confronti dell'ascendente, con le attenuanti generiche equivalenti alle altre aggravanti.

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Il colpo di scena in udienza: "Sono stata io"

 La confessione della 47enne ha segnato una svolta nel processo per omicidio di Francesco Capuano. Neanche un mese fa, il 9 ottobre, la stessa Rosa Capuano aveva sostenuto davanti agli stessi giudici una versione completamente diversa, affermando durante il suo interrogatorio: "Sono innocente, non l’ho ammazzato".

Poi la versione è stata completamente smentita dall'imputata, che ha riconosciuto di aver impugnato l’arma e di aver sparato al genitore, per affrancarsi dalla figura paterna. Rosa Capuano, infatti, come riportano i media locali, viveva quasi interamente all’ombra del padre, dal quale dipendeva economicamente e al quale, secondo quanto aveva raccontato, doveva rendere conto. Da qui il desiderio di una maggiore autonomia, senza però riuscirci.

La Corte ha anche disposto il pagamento di una provvisionale complessiva di 150mila euro a favore dei tre fratelli dell’imputata, due uomini e una donna, dei quali uno residente a Suzzara e gli altri due in Campania. A ciascuno è stata riconosciuta una somma di 50mila euro.

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