Fine vita, accolto il ricorso per suicidio assistito di una donna con Sla
L'ordinanza arriva dopo un'udienza in cui la paziente aveva confermato al giudice la propria volontà e chiesto che non le fossero imposte ulteriori attese
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Il tribunale di Torre Annunziata, nel napoletano, ha accolto il ricorso di una donna affetta da Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), ordinando alle aziende sanitarie coinvolte nel caso di completare gli adempimenti necessari per rendere possibile la procedura di suicidio medicalmente assistito. A darne notizia è l'Associazione Luca Coscioni con l'avvocata Filomena Gallo. "Dopo oltre un anno dalla sua richiesta, il tribunale ha stabilito che gli ostacoli amministrativi e organizzativi non possono continuare a impedire l'esercizio di una scelta già riconosciuta come legittima", ha affermato Gallo.
Il caso
L'ordinanza arriva all'indomani dell'udienza nella quale la paziente, collegata da remoto e comunicando attraverso il puntatore oculare, aveva confermato al giudice la propria volontà e chiesto che non le fossero imposte ulteriori attese. "Il giudice ha riconosciuto che il trascorrere del tempo e l'assenza di tempi certi avrebbero compromesso il diritto della ricorrente, considerata la gravità e la progressione irreversibile della sua patologia", ha spiegato l'avvocata Gallo.
Il tribunale ha quindi ordinato alla Usl Toscana Nord Ovest di mettere a disposizione dell'Asl Napoli 3 Sud il dispositivo per l'autosomministrazione del farmaco per il fine vita, già realizzato e utilizzato in un precedente caso. Il tribunale di Torre Annuniata ha inoltre stabilito che la consegna del dispositivo debba avvenire entro sette giorni lavorativi dal 29 agosto prossimo. Tutti i costi, precisa l'Associazione, saranno a carico dell'azienda sanitaria. Il 24 settembre 2026 ci sarà una nuova udienza per verificare l'esecuzione di quanto disposto dal tribunale.
"Obblighi concreti e tempi definiti"
Gallo ha commentato la sentenza del tribunale con queste parole: "È un provvedimento importante, perché trasforma il riconoscimento dei requisiti della malata in obblighi concreti e tempi definiti. Dopo oltre un anno dalla sua richiesta, il tribunale ha stabilito che gli ostacoli amministrativi e organizzativi non possono continuare a impedire l'esercizio di una scelta già riconosciuta come legittima. Ora chiediamo che quanto disposto venga eseguito senza ulteriori ritardi, nel rispetto della volontà e della dignità della donna".
