Lo rende noto la procura

Esplosione nella raffineria di Calenzano, sei dipendenti Eni chiedono di patteggiare

L'incidente risale al dicembre 2024: complessivamente le pene ammontano a 14 anni e 6 mesi, per altri tre indagati è stato chiesto il rinvio a giudizio

21 Set 2026 - 16:29
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 © Ansa

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Hanno chiesto di patteggiare la pena sei dei nove indagati per l'esplosione al deposito a Calenzano avvenuta il 9 dicembre del 2024 che provocò la morte di cinque persone. Le pene per i sei indagati, tutti dipendenti Eni, ammontano complessivamente a 14 anni e 6 mesi. A renderlo noto è la procura di Prato, che ha dato il suo consenso, anche se ora spetterà al gip prendere una decisione in merito.

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Patteggiamenti e rinvii a giudizio

 Per gli altri 3 indagati - un dipendente Eni e due della ditta appaltatrice Sergen - è stato invece chiesto il rinvio a giudizio. "I sei principali imputati hanno manifestato la disponibilità a vedersi applicati complessivamente 14 anni e 6 mesi" per i reati di omicidio colposo e disastro colposo, dice la Procura, "rinunciando a difendersi, il che costituisce, allo stato, un importante risultato raggiunto".

Il dettaglio delle richieste

 Ad avanzare richiesta di patteggiamento sono stati Luigi Cullurà, con una pena di 2 anni e 9 mesi; Carlo Di Perna, con 2 e mezzo; Emanuela Proietti con 2 anni e 5 mesi, Marco Bini e Andrea Strafelini con 2 anni e 3 mesi ciascuno ed Elio Ferrara con 2 anni. I primi cinque indagati hanno chiesto di patteggiare sostituendo la pena con lavoro di pubblica utilità. Per Ferrara, invece, la richiesta è della sospensione condizionale e della non menzione della condanna nel casellario giudiziale. Tutti, all'epoca dei fatti, erano inseriti in vari ruoli nell'organico di Eni. La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dalla procura per Francesco Cirone, datore di lavoro dell'impresa esecutrice di lavori al deposito Eni, la Sergen Srl, e Luigi Murno, preposto della stessa società, e per Enrico Cerbino di Eni.

La tragedia

 L'esplosione al deposito carburanti Eni di Calenzano (Firenze) avvenne la mattina del 9 dicembre 2024: un gravissimo incidente sul lavoro che ha causato 5 morti e 27 feriti, oltre a pesanti danni alle strutture. Secondo i rilievi tecnici, l'esplosione fu provocata da una fuoriuscita incontrollata di carburante nella zona delle pensiline di carico delle autobotti che venne successivamente innescata dal calore emanato dal motore di un mezzo in movimento. La deflagrazione fu talmente violenta da essere persino registrata dai sismografi dell'Ingv.

La posizione della procura

 Nella nota diffusa dalla procura pratese, firmata dal procuratore capo Luca Tescaroli, si spiega che "l'ufficio ha espresso parere favorevole, in ragione della congruità delle pene proposte rispetto alla gravità complessiva del fatto", e che "è stato documentato il risarcimento del danno ai familiari delle vittime e delle altre persone offese da parte di Eni, ristoro che è stato fin da subito condiviso e attivamente sollecitato dai sei imputati, circostanza che consente di ritenere sussistente l'attenuante" legata alla riparazione del danno.

Patteggiamenti concessi

 Il consenso espresso si è basato anche su uno studio comparativo delle sanzioni irrogate a seguito di altri processi celebrati nel Paese "per fatti della stessa tipologia delittuosa" e "tiene conto, per Ferrara, che lo stesso riveste anche la posizione di persona offesa, avendo subito gravi lesioni a seguito dell'esplosione". La procura evidenzia anche che, "sul piano giuridico la richiesta di applicazione della pena non comporta ammissione di responsabilità, né equivale a una pronuncia di condanna all'esito dell'accertamento dibattimentale". Al contempo, implica non solo "una rinuncia a difendersi" ma "costituisce una presa d'atto di un quadro probatorio qualificato".

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