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Castel Fusano, lʼipotesi del racket della prostituzione dietro gli incendi

Secondo gli investigatori, le fiamme sarebbero state appiccate nella pineta per devastare i giacigli delle "lucciole" che non pagavano la percentuale. In manette anche un ex regista della Rai

Castel Fusano, l'ipotesi del racket della prostituzione dietro gli incendi

Gli incendi divampati nella pineta di Castel Fusano (Roma) sarebbero legati a un racket di prostituzione: è l'ipotesi degli investigatori che indagano sull'azione dolosa dei quattro piromani arrestati nei giorni scorsi. Tra loro figura anche Claudio Marson, ex regista Rai. Il gruppo di criminali avrebbe incendiato alcuni giacigli nella pineta di Castel Fusano per vendicarsi delle "lucciole" e dei trans attivi in zona a pagare loro la percentuale.

La pista degli inquirenti vede coinvolti almeno tre dei quattro arrestati, compreso l'iracheno di 36 anni fermato nel quadrante sud della Capitale il 26 luglio. Il movente dei roghi sarebbe dunque di natura economica e riguarderebbe il business dei giacigli che le prostitute utilizzano con i clienti.

Marson, arrestato il 3 agosto dopo essere stato pizzicato dai forestali mentre stava realizzando un innesco, aveva nell'auto gli stessi volantini utilizzati per creare le fiamme. Alle forze dell'ordine si era giustificato dicendo di trovarsi nella zona in qualità di regista: "Volevo approfondire il tema della diversità di genere e intervistare i transessuali".

I ruoli dei quattro piromani sfruttatori - Le dichiarazioni di Marson non hanno però convinto il gip, che ha convalidato l'arresto e ha fatto luce sugli incarichi svolti dai piromani nell'ambito del giro di prostituzione. L'ex regista Rai avrebbe avuto il compito di gestire le alcove conducendovi le squillo, mentre l'iracheno era addetto a riscuotere i pagamenti dalle mani delle prostitute: una sorta di "pizzo" per i "servizi" resi dal gruppo criminale. L'altra persona finita in manette, Renato Mancini, doveva invece fare pressioni e costringere le donne a rivolgersi a loro. Il numero uno del racket, al momento latitante, avrebbe infine coordinato le varie attività.

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