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Inchiesta Mose, sequestrato il tesoro di Galan: 12,3 milioni di euro

Nellʼindagine, che riguarda sei persone, sono coinvolti due commercialisti padovani nel ruolo di prestanome: avrebbero riciclato oltre 29 milioni di euro tramite un sistema "lavatrice" di imprenditori

Un sequestro di 12,3 milioni di euro è stato eseguito nell'ambito di un'indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria, riguardante il reinvestimento all'estero delle tangenti incassate dall'ex presidente del Veneto ed ex deputato di Forza Italia, Giancarlo Galan. Nell'indagine, che riguarda sei persone, sono coinvolti due commercialisti padovani nel ruolo di prestanome. I finanzieri hanno allargato il raggio dell'indagine partito da Galan e giungendo ad altri imprenditori veneti grazie all'esecuzione di una rogatoria in Svizzera.

I sequestri riguardano denaro depositato presso banche venete, due imprese e quote di società e quattordici immobili in Veneto e Sardegna. Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 e il 2015 i due commercialisti avevano garantito, attraverso il loro studio professionale, l'intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana di fatto riconducibile a Galan. I professionisti avevano messo inoltre a disposizione conti correnti in Svizzera, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari elvetici, le cui somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca a Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista del medesimo studio padovano.

Gdf trova "lavatrice" imprenditori: somme per 29,3 milioni - E' stato quantificato in oltre 29 milioni e 300mila euro il totale delle somme, frutto di evasione fiscale, gestito dai commercialisti indagati per riciclaggio per conto degli imprenditori veneti che sfruttavano il "sistema" scoperto seguendo il reinvestimento dei fondi riconducibili a Galan. I nomi sono quelli di imprenditori che, nel frattempo, si sono avvalsi dello scudo fiscale, nel 2009, o hanno sanato le proprie posizioni con il fisco, e perciò non sono perseguibili. Tra di essi vi sono esponenti di rilievo del settore calzaturiero, della pelletteria e valigeria, dell'alberghiero.

Sistema per riciclare il denaro proveniente dall'evasione fiscale - Gli imprenditori veneti sarebbero ricorsi all'interposizione di società in Paesi off-shore. Il "sistema" era stato utilizzato dai professionisti esteri su larga scala e in maniera professionale per consentire di riciclare ingenti somme proventi dall'evasione fiscale realizzata nel tempo. Nel corso della perquisizione presso gli uffici di una società fiduciaria svizzera - si apprende dalla Gdf - è stata sequestrata una lista con i nomi di numerose società italiane che avevano affidato la gestione dei capitali derivanti dal "nero" ai professionisti, i quali - senza i requisiti per l'esercizio dell'attività finanziaria in Italia - li avevano raccolti e fatti transitare su conti esteri intestati a società olandesi, svizzere, romene, panamensi, di Curacao e delle Bahamas, una delle quali aperta tramite lo studio Mossak Fonseca, nome noto perché emerso nell'ambito dei "Panama Papers". Successivamente, dopo il "giro" nei diversi conti correnti esteri, le somme sono rientrate nella disponibilità degli imprenditori veneti, che le hanno utilizzate per effettuare investimenti, tra cui molti di natura immobiliare, in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto.

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