giustizia italiana a rilento

Trentatré anni per riscuotere un credito, l'Europa gli dà ragione da morto

La Corte europea dei diritti dell’uomo riconosce a un imprenditore di Macerata 100mila euro. Troppo tardi

13 Gen 2018 - 13:54
 © ap-lapresse

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Ennesima sentenza di condanna nei confronti dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), perché il sistema giudiziario del nostro Paese non prevede adeguate misure che permettano ai creditori di società messe in liquidazione coatta amministrativa di fare valere i loro diritti davanti a un tribunale nazionale. Ma per il recanatese Aldo Cipolletta, morto il 18 dicembre a 89 anni, la sentenza arriva troppo tardi.

Nel 1985 e il 30 aprile di trentatré anni fa, racconta il Resto del Carlino, il tribunale distrettuale di Macerata dichiara insolvente la società cooperativa di edilizia abitativa "Le Grazie" di Recanati. Cipolletta era creditore della società per circa 300 milioni delle vecchie lire, una cifra tale da mettere in ginocchio qualsiasi impresa, ma soltanto undici anni dopo, nel 1997, finalmente si era visto riconoscere il diritto a essere iscritto nell'apposito elenco dei creditori, per una cifra pari a 129.114 euro. Passano ancora altri anni e nel 2010 la procedura di liquidazione era ancora pendente, ma Aldo Cipoletta si era rivolto alla Corte di Strasburgo.

La quale, finalmente, gli ha dato ragione: lo Stato italiano è stato condannato per aver violato i diritti dell'imprenditore a cui dovrà pagare la somma di 100mila euro a titolo di risarcimento dei danni. Ci sono voluti ben tretatré anni per arrivare a questa sentenza.

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