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Sla, l'appello di Maria Sole Carcione ai politici: "Approvate la legge sul fine-vita"

La donna, malata dal 2015, in un video registrato prima di spegnersi il 18 novembre, ha raccontato: "Non riesco a vivere, sono prigioniera del mio corpo”

Chiede una legge sul fine vita e dice ai giovani di apprezzare il valore delle piccole cose. Maria Sole Carcione, 63enne fiorentina, affetta da Sla dal 2015, lancia un forte appello attraverso un video registrato prima di spegnersi la mattina del 18 novembre. “Chiedo ai politici italiani una legge sul fine vita perché voglio essere libera di scegliere se vivere o morire”, dice, poi racconta la sua condizione: "Non riesco più a vivere in queste condizioni. Il mio corpo è tutto bloccato, muovo leggermente le mani, sono relegata a letto, prigioniera del mio corpo”. 

In base alla vigente legislazione italiana, una persona non ha diritto a scegliere di mettere fine alla propria vita. Per questo, Maria Sole sottolinea: “Per me è importante andare in Svizzera perché lì mi sentirò di nuovo libera”. E poi: “Non ho più la volontà e la capacità di vivere in questa situazione, ecco perché mi aggrappo alla richiesta ai politici italiani affinché venga fatta urgentemente una legge sul fine vita perché io vorrei essere libera di morire serenamente, di morire in pace”.

 

Maria Sole aveva scoperto di essere affetta da Sla qualche anno fa: “Nel 2015 ho cominciato a zoppicare al piede sinistro, mi faceva sempre più male e quindi ho fatto tutta una serie di accertamenti. Al termine degli accertamenti, i medici mi hanno diagnosticato la Sla”. 

 

In questa ultima fase della vita, Maria Sole ha visto le cose con una prospettiva diversa e ci ha tenuto, prima del decesso, a lasciare un messaggio ai giovani: “Provo rabbia per quei tanti giovani che non hanno la capacità di capire qual è il dono della vita. Oggi tanti giovani si perdono dietro all’ansia, alla depressione, sono smarriti e disorientati, ma dovrebbero capire quanto è preziosa la vita che hanno davanti e che possono costruirsi, giorno per giorno, apprezzando il valore delle piccole cose, quelle cose come le relazioni umane, l'amicizia, la natura. Io voglio dire ai ragazzi di godersi la vita, perché è davvero preziosa”. 

 

Anche il suo concetto di morte, in questi mesi, si era completamente rivoluzionato. “La morte fa parte del ciclo dell'esistenza, è naturale nascere ed è naturale morire, per lasciare spazio a chi verrà dopo di noi”. E infine: “Io non ho paura di morire, io ho paura di vivere, soprattutto se vivere significa essere prigionieri del proprio corpo senza possibilità di scegliere il proprio futuro”. 

 

La donna, che aveva trascorso un periodo in un hospice fiorentino ed era seguita a casa negli ultimi giorni dalle equipe di cure palliative, nonostante la malattia, non ha mai smesso di ringraziare le persone che in questi mesi le sono state accanto: “Voglio mandare un ringraziamento sentito a medici, infermieri, volontari che in questi mesi, con pazienza e dolcezza, si sono presi cura di me”. E poi “i tanti amici e colleghi aziendali che non mi hanno mai abbandonato. Infine riserva un un ringraziamento all’associazione Luca Coscioni "per la vicinanza e l’aiuto per poter esaudire il mio desiderio di finire la mia vita in Svizzera”.  

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