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Catania, Stato condannato per non aver fermato uxoricida: "Mia cugina doveva essere salvata"

Intervista al parente della donna che aveva denunciato per 12 volte il marito prima di venire uccisa. "Lʼhanno lasciata sola; - continua - i suoi figli, che ho adottato, ricevano quello che spetta loro"

Dopo quella tragedia, che risale al 3 ottobre 2007, accolse in casa sua e adottò i tre figli della cugina che fu uccisa a Catania dal marito, non fermato dalle 12 denunce per maltrattamenti sporte contro. Ed è stato lui a fare causa, nel 2011, contro lo Stato per "negligenza inescusabile" di quei magistrati. E ora che lo Stato è stato condannato a risarcire quei tre ragazzi che fanno parte della sua famiglia da dieci anni, il cugino della vittima racconta al microfono di Massimiliano Di Dio il calvario vissuto. "Mia cugina doveva essere salvata subito - denuncia, - ma è stata lasciata sola. E' stata dura per i figli e per noi che li abbiamo adottati; ora lo Stato dia loro quello che spetta".

"Mia cugina doveva essere salvata subito, non doveva arrivare a 12 denunce - continua il parente della vittima, - perché 12 denunce corrispondono a 12 maltrattamenti, 12 minacce. E quindi alla prima denuncia ci si deve preoccupare, alla seconda ci si mette in allarme e alla terza si agisce. Invece è stata lasciata sola, non è stato fatto nulla per lei, lui le aveva fatto terra bruciata".

E al telefono racconta come sia stato duro affrontare questi 10 anni dall'omicidio della donna. "Ho adottato i suoi tre figli, dopo la sua morte - ricorda. - Insieme ai miei tre, avevo in casa sei bambini. E' stata dura andare avanti, ma ora lo Stato non faccia aspettare ancora quei ragazzi: dia loro quello che spetta loro".

Su richiesta di questo cugino della vittima, la Corte d'appello di Messina ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell'inerzia dei pm e alle parti civili è stato riconosciuto un risarcimento di 300mila euro.

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