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Scuola, la ministra Fedeli: "Sì allo smartphone in classe"

Venerdì una commissione ministeriale varerà le linee guida per lʼutilizzo del cellulare in aula

L'uso dello smartphone sarà autorizzato anche nelle aule scolastiche. Lo ha confermato la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, in un'intervista a Repubblica. "ll cellulare in mano a un 13enne è una grande opportunità - ha sottolineato - sarà un nuovo strumento didattico". Già venerdì una commissione ministeriale varerà le linee guida per l'utilizzo del telefonino in classe.

Un nuovo modo di apprendere - Lo smartphone, se utilizzato sotto la guida di un docente, può trasformarsi in una miniera di informazioni. In particolare, secondo la ministra, connettersi a Internet a scuola servirà a contrastare il fenomeno del cyberbullismo e delle fake news. Un insegnante preparato può aiutare gli allievi ad apprendere servendosi di un media familiare, evitando che si perdano nei meandri della disinformazione sul web.

Stop alle distrazioni in aula - "Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico", ha precisato Valeria Fedeli. "Li vedo e li frequento, i ragazzi. E so che non si può continuare a separare il loro mondo, quello fuori, dal mondo della scuola".

Presto le linee guida - Il 15 settembre partirà un gruppo di lavoro con i migliori esperti del Paese per decidere, nel concreto, cosa faranno gli studenti con il loro cellulare. Le linee guida saranno stilate entro 45 giorni e immediatamente inoltrate agli istituti scolastici.

Le critiche -  Dure le reazioni degli esperti. "Siamo prossimi alla resa del sistema educativo - ha detto lo psicoterapeuta Luca Pisano, direttore di Ifos - la scuola tecnologica delega la funzione del pensare a un oggetto. Questa è la base per fabbricare cretini a scuola: con gli smartphone non si sviluppa l’apparato psichico. La capacità di mantenere costante la concentrazione è decisiva per l’apprendimento, ma con gli smartphone gli alunni avranno decine di stimoli e la classe non sarà più gestibile".

Una posizione condivisa da Angela Biscaldi, docente dell’Università di Milano, che sottolinea: "Nessuno strumento migliora magicamente l’apprendimento, servono professori motivati. La letteratura negli altri Paesi dimostra che gli smartphone nelle aule producono un abbassamento dei voti. Si rischia l’addio alla scrittura? Certamente. Il rischio di avere dementi digitali è alto: gli adolescenti nativi digitali perdono empatia, compiono cyberbullismo e non collaborano con l’altro. Essere multitasking non è positivo, anzi è dannoso per i processi della memoria e sfavorisce l’utilizzo delle connessioni neurali della ricerca".

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