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Savona, clandestino scoperto perché voleva pagare le tasse

Per farlo si è perfino procurato un documento falso. "Volevo lavorare e fare le cose per bene", ha detto

Savona, clandestino scoperto perché voleva pagare le tasse

Si è procurato un documento falso per pagare le tasse. Ma ora Hennadii Arkhypenk, clandestino ucraino arrivato in Italia nel 1998 e ribattezzato dai colleghi di lavoro Gennaro, è stato scoperto. È accaduto ad Albenga (Savona). I vigili di Ceriale si sono accorti della carta d’identità falsa a causa della residenza indicata in una via che ad Albenga non esiste. Il suo avvocato Marco Ballabio dovrà chiedere per lui la protezione umanitaria. “Volevo lavorare e fare le cose per bene”, ha raccontato l’uomo al Secolo XIX.

Quando è arrivato in Italia Hennadii parlava solo il russo. "La persona che mi aveva fatto venire qui mi ha lasciato solo", ha spiegato. Poi il suo visto turistico è scaduto e lui ha trovato due lavori in nero. "Dovevo mantenere me, mia moglie e mio figlio e aiutare i miei genitori in Ucraina. Là ci si deve arrangiare con 40 dollari di pensione e se non si riesce a pagare la bolletta arrivano subito a tagliare il gas. Così facevo di giorno il muratore e di notte il cameriere. Ma volevo essere in regola, pagare le tasse e i contributi", ha aggiunto.
 
Ha provato a mettersi in regola inutilmente con una sanatoria. Poi ci ha riprovato procurandosi una carta di identità falsa, con cui ha anche aperto una ditta individuale di artigianato edile. Hennadii lavorava spesso con le soprintendenze ed esibiva con orgoglio le regolari dichiarazione dei redditi, patente e partita iva. Ma ora rischia di dover tornare in Ucraina: "Non posso: c’è la guerra e ho paura. Se torno non so cosa mi potrà succedere, e poi io voglio rimanere qui, lavorare e pagare le tasse", ha concluso.

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