ESCLUSI VIZI DI MENTE

Psichiatra uccisa a Bari, condannato il killer tossicodipendente

Dovrà scontare 30 anni di carcere Vincenzo Poliseno, il 45enne che uccise Paola Labriola nel 2013 quando la donna si rifiutò di dargli dei soldi. L'accusa è di omicidio aggravato dalla crudeltà

26 Nov 2014 - 20:38
 © ansa

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E' stato condannato a 30 anni di carcere Vincenzo Poliseno, imputato nel processo per l'omicidio volontario della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa il 4 settembre 2013 mentre era al lavoro nel Centro di salute mentale del capoluogo pugliese. Il gup Roberto Oliveri del Castillo ha riconosciuto le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi, escludendo vizi totali o parziali di mente.

La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Riconosciuto il risarcimento danni al marito, ai tre figli e all'ex marito della vittima, costituitesi parti civili.

Il legale di Poliseno: "Delitto frutto di malessere" - "Sul profilo della imputabilità c'è ancora molto da dire perché è un delitto nato in centro di salute mentale, dove tutti sanno non vanno persone che stanno bene con la testa, vanno persone che hanno problemi mentali. Tutto lascia supporre che sia stato quello il movente dell'omicidio, una instabilità di Poliseno". Così l'avvocato Filippo Castellaneta, difensore dell'aggressore, ha commentato la sentenza di condanna. "Aspettiamo le motivazioni - ha aggiunto - e poi proporremo appello". "E' stata riconosciuta l'imputabilità - ha proseguito - nonostante gli esperti, pur escludendo l'infermità, hanno detto che questo delitto è frutto del malessere interiore di Poliseno, che stava vivendo un momento terribile della sua vita tanto che aveva pensato al suicidio".

Il marito della vittima: "Si accertino responsabilità istituzioni" - "Per noi sopravvissuti una sentenza di condanna ha un significato importante perché la giustizia in questi casi restituisce qualcosa, un senso di protezione". Così Vito Calabrese, il marito della psichiatra uccisa dopo la sentenza. Per Calabrese, che ha scelto di non partecipare all'udienza, "il senso di giustizia sarà completo quando saranno accertate anche le responsabilità istituzionali, perché mia moglie è una donna uccisa sul lavoro". Sono infatti ancora in corso le indagini sulle "responsabilità connesse, precedenti e successive all'omicidio, miranti ad occultare le responsabilità della Asl di Bari".

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