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Marina Berlusconi a Repubblica: "L'amore di figlia non acceca"

In risposta allʼarticolo apparso sul quotidiano dal titolo "Quelle figlie guardiane dallo sguardo un poʼ miope"

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Il presidente di Fininvest e Mondadori Marina Berlusconi risponde a un articolo pubblicato in data odierna su La Repubblica inviando la seguente lettera al quotidiano.

Egregio Direttore,

nella sua rubrica odierna Francesco Merlo, con un garbo e un rispetto di cui gli do atto, legge in modo a mio avviso opposto alla realtà il fenomeno di quelle che il titolo definisce “figlie guardiane dallo sguardo un po’ miope”. In sostanza, Merlo contesta ad un lungo elenco di figlie di padri celebri, fra cui la sottoscritta, un eccesso di amore che, accecandole, condizionerebbe inesorabilmente la loro difesa militante dei padri.

Naturalmente non posso che parlare per me, anche se apprezzo le battaglie di almeno alcune delle donne citate, a cominciare da Stefania Craxi. La cui instancabile attività a tutela della memoria del padre mi pare abbia un ruolo di primo piano nella riconsiderazione del giudizio su Bettino Craxi cui (era ora) stiamo assistendo.

Perché il punto è proprio questo: è sicuro Merlo che l’amore di una figlia accechi più dell’odio a testa bassa dell’avversario politico? Lo ripeto, sto parlando per me. Ma conoscendo molto da vicino mio padre, l’uomo che è, l’energia e la generosità con cui ha affrontato i problemi del Paese, conoscendo tutto questo ho potuto soppesare bene, senza mi pare eccessive miopie, quanto assurdi fossero e siano gli attacchi contro di lui, quanto lontane dal vero le valutazioni sul suo agire politico, quanto persecutorie e strumentali certe inchieste della magistratura.

E’ chiaro, Silvio Berlusconi non ha bisogno di me per reagire a queste manovre, lo ha fatto e lo fa continuando a battersi come un leone. Altro che Anchise sulle spalle di Enea! Ma da figlia non posso non ribellarmi di fronte a tanta infamia, a tanta menzogna. E non credo, per usare le parole di Merlo, che il mio comportamento rischi “di impedire o solo di rallentare la verità storica”. Il desiderio che mi anima è esattamente l’opposto: quello - lo sostengo senza alcuna velleità e presunzione - di dare il mio piccolo, piccolissimo contributo perché verità e storia non camminino più su strade divergenti, perché la verità storica cominci finalmente ad essere letta senza le lenti deformanti del pregiudizio e dell’odio.

Devo dire che, al di là delle “figlie guardiane”, certi giudizi politici mi pare inizino a riscoprire un poco di obiettività, mi pare che a fronte di un desolante presente anche molti avversari inizino a rendersi conto dei meriti di chi da più di vent’anni si impegna per cercare di migliorare le cose in questo Paese. Dopo tanti veleni, sarebbe un bel passo avanti.
Marina Berlusconi

 

Sul caso è intervenuta anche Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia.

 

“Ha ragione Marina Berlusconi che ancora una volta coglie nel segno. La gentile penna di Merlo su la Repubblica di oggi, inverte gli addendi di una operazione il cui risultato cambia radicalmente. Non è la miopia di certe figlie ad impedire la verità storica sui padri, uomini che appartengono all'Italia, e aggiungo a pieno diritto alla storia positiva di un Paese spesso immemore, ma piuttosto lo strabismo, il miscuglio di accuse infamanti e calunniose, di menzogne e falsità, di cui sono oggetto.

 

Un trattamento speciale che, in molti casi, proprio per la sua violenza non trova molti buoni ‘difensori’. Nasce così la strategia di comodo e di convenienza, di derubricare la difesa di una figlia verso le ingiustizie umane prima che politiche subìte da un padre, a un semplice e devoto gesto d’amore. Ma, e lo dico per esperienza, lo si fa per depotenziarne la portata e per delegittimarne le argomentazioni e le ragioni che si oppongono con forza a tesi infondate e mistificatorie facendo ricorso alle ragioni del cuore, certo, ma anche alle ragioni della mente.

 

Infatti, c’è in questo reagire innanzitutto una volontà di consegnare alla storia squarci di verità e pagine di giustizia. Reagire verso certe aggressioni e narrazioni, è doveroso. È doveroso innanzitutto verso la verità dei fatti, verso il Paese e i suoi cittadini, spesso inebriati da campagne intrise di odio e di ipocrisia. E, infine, è doveroso anche verso la propria comunità e verso la propria famiglia.

 

Marina Berlusconi è una donna forte e intelligente, una imprenditrice di successo, figlia di un padre che, in questi anni, ha condotto e continua a condurre con coraggio e determinazione battaglie in sua difesa e anche in difesa di molte verità storiche. Ringraziandola per le belle, inaspettate e sentite parole che mi ha rivolto le auguro, però, miglior sorte della mia convinta che, se ancora oggi, domani o in futuro servirà una difesa di una importante storia italiana, quale quella di Silvio Berlusconi, non mancherà mai, come è giusto che sia, la sua autorevole voce.

Stefania Craxi

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