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Expo Milano, il sindaco Beppe Sala prosciolto dallʼaccusa di abuso dʼufficio

Per il gup le prove presentate dallʼaccusa non bastano, per questo "il fatto non sussiste". Il primo cittadino è a processo in unʼaltra tranche dellʼindagine per falso

Expo Milano, il sindaco Beppe Sala prosciolto dall'accusa di abuso d'ufficio

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala non commise nessun illecito quando fornì 6mila alberi per il sito di Rho-Pero, destinato all'Expo alle porte del capoluogo lombardo. Il gup di Milano ha infatti prosciolto il primo cittadino, allora numero uno dell'Esposizione Universale, dall'accusa di abuso d'ufficio perché "il fatto non sussiste". Respinta la richiesta dei sostituti procuratori generali Vincenzo Calia e Massimo Gaballo di mandare a processo Sala.

Secondo il giudice milanese, le prove raccolte dai magistrati della procura generale a carico di Sala non bastano per sostenere l'accusa in un processo penale. Da qui la sua pronuncia di "non luogo a procedere" per il primo cittadino milanese "perche' il fatto non sussiste".

Sala e altri 7 a processo per falso - Sono stati invece rinviati a giudizio gli altri 7 imputati, tra cui due società e l'ex manager di Expo Angelo Paris, accusati in concorso con Sala di falso. Per questa accusa l'ex a.d. di Expo è già a processo. Il processo per Paris e per gli altri imputati Piergiorgio Baita, ex a.d. della Mantovani, e per l'ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, si aprirà il 7 giugno davanti alla decima sezione penale di Milano. Il processo a carico di Franco Morbiolo, ex presidente della Coveco, consorzio di Coop rosse del Veneto, per l'architetto Dario Comini e per lo stesso Baita oltre che per le due società Coveco e Mantovani Spa, invece, si aprirà il prossimo 11 ottobre a Como.

Le accuse della Procura sull'assegnazione diretta dell'appalto - La procura generale contestava a Sala una serie di violazioni legate all'affidamento diretto della fornitura per il "verde" di Expo, assegnato direttamente (e dunque senza procedere con il lancio di un bando di gara) alla Mantovani, gruppo di costruzioni vicentino che nel 2012 si era già aggiudicato il maxi appalto per la progettazione e realizzazione della cosiddetta "piastra dei servizi", l'infrastruttura più importante del futuro sito espositivo. E che, una volta ottenuta la commessa del "verde" al prezzo di 4,3 milioni di euro, la subappaltò a un altro fornitore per 1,7 milioni, incassando così una plusvalenza pari alla differenza tra i due importi. Così facendo, sostiene l'accusa, Sala avrebbe violato una serie di norme del codice degli appalti determinando un "ingiusto vantaggio patrimoniale" alla Mantovani.

Per la difesa l'assegnazione diretta fu necessaria per via dei tempi stretti - Una mossa obbligata, secondo la difesa rappresentata dagli avvocati Salvatore Scuto e Stefano Nespor, perché legata ai tempi troppo stretti per rispettare il crono programma dei lavori. La procura generale era invece convinta che non ci fossero i requisiti di urgenza per giustificare un affidamento diretto e che Sala avesse a sua disposizione tutto il tempo necessario per procedere con il lancio di un bando di gara. Ma l'accusa non ha retto davanti al giudice.

"Sala contento, ristabilita la verità" - "Ho sentito il sindaco, è contento, è stata ristabilita la verità storica su questa fornitura di alberi e su come è andato Expo, che è stato un grande successo per l'Italia". Lo ha detto l'avvocato Salvatore Scuto, che difende Giuseppe Sala assieme al legale Stefano Nespor.

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