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Immigrati, "successo" al vertice Ue:
dalla maggioranza sì alla ripartizione

Alfano ottimista, ma la decisione spetta al vertice dei leader europei del 25 e 26 giugno. Francia e Germania spingono sugli "hotspot" di smistamento in Italia e Grecia

- Cinque ore di dibattito al consiglio Affari interni Ue a Lussemburgo per discutere del meccanismo obbligatorio di ripartizione di 40mila richiedenti asilo (24mila dall'Italia e 16mila dalla Grecia in due anni). Un confronto, evidenzia il ministro dell'Interno della presidenza lettone Rihards Kozlovskis, "in cui sono emerse divergenze di opinioni", ma che comunque spinge il commissario europeo Dimitris Avramopoulos a parlare di un primo "successo".

Immigrati, "successo" al vertice Ue:
dalla maggioranza sì alla ripartizione

E anche per il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano parla di "un buon clima", in cui si sono ottenute "cose molto positive" e "aperture significative". "Abbiamo giudicato un primo passo questa Agenda della Commissione, sia per la rottura del muro di Dublino, sia per i rimpatri", dice Alfano. E accenna a quote che indica come "vincolanti", mentre "sui numeri occorre ancora discutere".

Nonostante l'ottimismo di Alfano, però, a decidere se le quote saranno obbligatorie, vincolanti (che è un gradino meno di obbligatorio) o volontarie sarà il vertice dei leader dei 28 fissato per il 25 e 26 giugno, anche se dopo l'incontro a Lussemburgo c'è fiducia sul risultato.

Il premier Matteo Renzi, che nei giorni scorsi aveva brandito l'arma dei permessi temporanei ai migranti nel caso del fallimento della solidarietà europea, ora è convinto che "al Consiglio europeo si chiuderà". Si vede anche la possibilità di arrivare a una conclusione definitiva su ricollocamenti e reinsediamenti (20mila dai campi profughi in due anni) entro la fine di luglio, dopo che la presidenza entrante, quella del Lussemburgo, ha dato il suo impegno ad accelerare col lavoro tecnico sul dossier.

Secondo fonti della Commissione Ue, la maggioranza delle delegazioni, 16 su 28 (Italia, Grecia, Malta, Croazia, Cipro, Bulgaria, Romania, Olanda, Austria, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Francia, Germania e Belgio), si è espressa a favore della ripartizione obbligatoria, pur con alcuni distinguo soprattutto sui criteri della chiave di ripartizione, e tre Paesi dell'area Schengen - Liechtenstein, Svizzera e Norvegia - hanno dato la loro disponibilità a partecipare.

Tra le posizioni dei diversi Paesi ci sono state sorprese, come l'apertura della Spagna, ma anche delusioni, come l'atteggiamento di opposizione della Polonia, mentre l'Irlanda, pur godendo di clausole di esclusione come Gran Bretagna e Danimarca, ha comunque deciso di fare la sua parte.

Uno scenario che fa prevedere risvolti positivi anche sulla vicenda dei migranti bloccati a Ventimiglia dalle autorità francesi, tanto che Alfano si è presentato alla conferenza stampa con i suoi omologhi Thomas De Maiziere (tedesco) e Bernard Cazneuve (francese), e quest'ultimo ha parlato di "tre amici al lavoro per trovare soluzioni". Secondo Cazneuve, infatti, "non c'è uno scontro, c'è la volontà di lavorare assieme per fare in modo che si possano applicare le regole Ue".

Regole che, sia per il francese sia per il tedesco, devono essere chiare: "sì al sostegno al meccanismo di solidarietà obbligatorio per le ripartizioni dei richiedenti asilo proposto dalla Commissione, a condizione che sia accompagnato dalla responsabilità". Cioè dal rispetto dei trattati di Dublino e Schengen, con i fotosegnalamenti, la raccolta delle impronte digitali, ma soprattutto - e questo è il punto che più i due maggiormente sottolineano - la creazione degli "hotspot" nei Paesi in prima linea per smistare chi ha davvero bisogno di protezione internazionale dai migranti economici, accelerando sui rimpatri, con "l'assistenza finanziaria e di gestione della Commissione europea".

E proprio sulla stretta sui rimpatri e sulla creazione degli hotspot il Consiglio Ue di Lussemburgo ha trovato un accordo. Perché, sottolinea Avramopoulos, "la solidarietà deve procedere di pari passo con la responsabilità". Altrimenti, per De Maiziere, "si potrebbe arrivare alla fine della libera circolazione in Europa".

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