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Genova, il ministero: "Autostrade non consegnò tutti i documenti sul ponte Morandi"

Al Provveditorato non fu mai consegnata una relazione del 1981 in cui lo stesso progettista, Riccardo Morandi, segnalava forti criticità

Il gruppo Autostrade non consegnò al Provveditorato della Liguria la documentazione completa sulle criticità relative al ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto. A riferirlo sono il ministero dei Trasporti e lo stesso Comitato tecnico, il quale nota come all'appello mancasse una relazione fondamentale, redatta nel 1981, in cui il progettista Riccardo Morandi segnalava alcune forti criticità, in particolare riguardo alla corrosione del cemento.

Il progetto di rinforzo dei tiranti del viadotto Polcevera fu poi portato avanti senza tenere conto della scheda tecnica di Morandi. Tra le altre cose, il progettista segnalava "una degradazione della struttura in cemento armato molto rapida in alcune parti, molto di più di quanto ci si potesse aspettare".

Gli inquirenti hanno ascoltato i cinque componenti della Commissione, compreso il provveditore Roberto Ferrazza, che diedero parere favorevole al progetto. Come riporta La Repubblica, la loro scheda conteneva però osservazioni critiche riguardo alcuni "metodi anacronistici di misurazione della resistenza del cemento" e le previsioni di degradazione dei cavi di acciaio dei tiranti inglobati nel calcestruzzo). All'appello, però, mancava appunto un documento essenziale. Ciononostante il ministero dei Trasporti revocò l'incarico a Ferrazza perché "avrebbe potuto prendere misure urgenti per accelerare i lavori o quantomeno monitorare il ponte o ancora alleggerirlo limitando il traffico".

Occorre segnalare che il Comitato tecnico chiese ad Autostrade un resoconto sullo stato del viadotto e sulla manutenzione, che però non fu mai comunicato. Ma non è tutto, perché per vent'anni il gruppo Autostrade non avrebbe mai fatto cenno a criticità relative al ponte e in più non avrebbe mai risposto a specifiche richieste di informazioni da parte del Provveditorato. Fermo restando, però, che lo Stato italiano avrebbe potuto comunque verificare direttamente la situazione.

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