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Sisma: il jackpot del Superenalotto non si può donare, ma spunta lʼipotesi della gara di solidarietà

In passato per il sisma in Emilia e in Abruzzo erano state sperimentate iniziative come estrazioni particolari con apposite schedine e che non avevano legami con il gioco

Sisma: il jackpot del Superenalotto non si può donare, ma spunta l'ipotesi della gara di solidarietà

Il jackpot del Superenalotto, che sfiora i 130 milioni di euro, non può essere destinato alle comunità colpite dal sisma. Politici di schieramenti diversi negli ultimi giorni hanno lanciato appelli subito rilanciati sui social. In passato per il sisma in Emilia e in Abruzzo erano state sperimentate iniziative come estrazioni particolari con apposite schedine e che non avevano legami con il gioco. Non è escluso che si possa rispolverare la stessa idea.

Nonostante le pressioni per destinare il montepremi alla ricostruzione, il complesso meccanismo della concessione, che lo Stato affida alla Sisal, non consente al governo di disporre di quei soldi.

Cosa si può fare - Il montepremi destinato alle vincite di ciascun concorso è costituito dal 34,648% dell'ammontare complessivo del costo al pubblico delle combinazioni di gioco raccolte. La ricevuta che consente ai giocatori di riscuotere i premi è considerata anche una sorta di contratto tra le parti. Quello che potrebbe decidere l'Aam (Amministrazione autonoma dei monopoli) è invece di destinare le proprie entrate alla ricostruzione dei Comuni colpiti dal sisma.

I percedenti di "solidarietà" - Ci sono anche due precedenti di "solidarietà" attraverso le scommesse. Nel 2012 per l'emergenza terremoto Emilia, e nel 2009 per quella a L'Aquila, la Sisal aveva promosso una sottoscrizione speciale: nei punti vendita era stato possibile donare un importo libero a favore della popolazione colpita. Le donazioni, con apposite schedine in diversi tagli, non avevano alcun legame con il gioco o i servizi di pagamento e non veniva applicata alcuna commissione d'incasso, come specificato sulla ricevuta rilasciata ai donatori. Nel 2009 l'iniziativa aveva fruttato 400mila euro.

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