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Cattura Battisti, controlli da ottobre | Monitorato il suo profilo Skype "Cesare 1900"

Il ministro dellʼInterno della Bolivia ha spiegato che la sua richiesta di asilo è stata valutata e respinta dalla Commissione nazionale per i rifugiati

I primi controlli su Cesare Battisti e sulla sua rete di protezione sono cominciati il 16 ottobre. E' quanto risulta dalle indagini della Digos di Milano e del sostituto pg Antonio Lamanna. Il terrorista, dopo la sua fuga dal Brasile in Bolivia, ha usato anche il suo profilo Skype "Cesare 1900". Grazie a un sofisticato sistema di monitoraggio, gli investigatori hanno individuato tutti i suoi spostamenti.

La prima richiesta avanzata dalla Digos alla Procura generale milanese di poter intercettare i telefoni "sospetti" intestati a prestanome o a persone vicine a Battisti che lo hanno aiutato poi a fuggire risale proprio al 16 ottobre scorso. Una data significativa per il destino del terrorista: infatti quel giorno l'allora candidato alla presidenza del Brasile, Jair Bolsonaro, ha annunciato che in caso di vittoria avrebbe firmato "immediatamente" la sua estradizione in Italia. Da quel momento Battisti è diventato "un sorvegliato speciale".

Gli ultimi spostamenti - Nei quasi due mesi di latitanza, hanno ricostruito le indagini disposte dal sostituto pg di Milano Antonio Lamanna, dopo esser stato in Bolivia una prima volta, Battisti scompare fino al 15 dicembre - dunque per una decina di giorni - per ricomparire in Brasile, a San Paolo. Dalla megalopoli brasiliana il terrorista dei Pac avrebbe preso un volo per raggiungere Sinop, una cittadina nel Mato Grosso dove molto probabilmente organizza gli ultimi dettagli per il suo ritorno in Bolivia. Da lì si sposta infatti a Lucas do Rio Verde, a soli 150 chilometri a sud, e il giorno dopo è a Caceres, ultima grande città prima del confine. Che viene passato il giorno dopo: il sistema di localizzazione con il metodo a 'imbuto' lo colloca infatti a San Matias il 17 dicembre. Da qui Battisti sembra scomparire un'altra volta fino agli inizi di gennaio, tra il 5 e il 7: il segnale dei telefoni intestati a prestanome (uno in particolare) viene individuato in Plaza 21 de Diciembre a La Paz, non molto lontano dall'aeroporto. E' l'ultimo segnale che spinge gli investigatori a tornare in Bolivia. Da quel giorno Battisti e' seguito costantemente fino al suo ritorno a Santa Cruz de La Sierra, dove viene bloccato nel pomeriggio di sabato 12 gennaio.

Telefoni, social e pedinamenti: la cattura di Cesare Battisti

Bolivia: "Respinta la sua richiesta d'asilo" - Il ministro dell'Interno della Bolivia, Carlos Romero, ha dichiarato che Battisti è stato consegnato alle autorità italiane dopo che la sua richiesta di asilo è stata valutata e respinta dalla Commissione nazionale per i rifugiati (Conare). La precisazione è arrivata dopo le polemiche suscitate a La Paz dall'uso di un corsia preferenziale da parte del governo boliviano per consegnare Battisti alla polizia italiana.

Nel fine settimana varie voci critiche si sono levate in Bolivia per sottolineare che nei confronti dell'ex terrorista italiano non era stato rispettato il dovuto processo e che l'interessato non era stato intervistato né aveva ricevuto risposta alla sua richiesta di asilo. Tuttavia il ministro Romero ha sostenuto che la Conare ha ricevuto la richiesta di Battisti il 21 dicembre e che essa è stata respinta il 26. Per questo, ha concluso, è stato possibile coordinare la sua uscita dal Paese con l'ambasciata d'Italia e il ministero degli Esteri boliviano.

Terrorismo, la mappa dei condannati ancora latitanti

Dopo l'arresto due telefonate: alla figlia e al fratello - Due sole telefonate, entrambe in Italia: una alla figlia e una al fratello. E poi un atteggiamento remissivo, di una persone consapevole "di essere arrivato al capolinea della storia". E' l'atteggiamento tenuto subito dopo l'arresto in Bolivia e prima di essere caricato sul volo che lo ha riportato in Italia. Durante le ore che hanno preceduto la partenza, Battisti è rimasto seduto per due ore su una sedia e non ha chiesto nulla, neanche una bottiglia d'acqua. Una volta sull'aereo ha poi intervallato momenti di sonno a passaggi per ricostruire la sua fuga. Arrivato a Roma, infine, si è complimentato con gli investigatori e li ha ringraziati per il trattamento che gli hanno riservato dopo l'arresto, fornendogli anche il giubbotto che indossava quanto è sceso dalla scaletta dell'aereo.

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