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Hikikomori, Andrea: "Disprezzo molto della società
Mi sono arresa e ho lasciato scorrere il tempo"

Ecco lʼintervento di Andrea sul blog dedicato agli hikikomori

Hikikomori, Andrea: "Disprezzo molto della società<br> Mi sono arresa e ho lasciato scorrere il tempo"

La mia autoreclusione è iniziata quando avevo sedici anni. Non frequentavo il liceo (ho smesso dopo le medie), avevo perso le amicizie e non avevo nessun obbiettivo. Cosciente di questo, mi sono arresa alla situazione e ho lasciato scorrere il tempo. Sono sempre stata una persona timida, ansiosa e con una pessima autostima. Sono cresciuta in una famiglia problematica. So che lo sono tutte, ma credo che la mia sia una tra quelle un po' più complesse. Nella massa si perde, ma per me che la vivo ogni giorno ha un impatto diverso.

Quando a quattordici anni decisi di non andare a scuola, il mio unico interesse era restare fuori dalle mure domestiche. Spesso ero fuori dalla mattina alla sera e anche la notte. Non mi mettevo in situazioni strane o pericolose. Restavo a casa di un'amica. Quando tornavo era sempre la stessa m***a. L'impotenza che provi davanti a determinate situazioni uccide. Decisi di non frequentare il liceo per diversi problemi di salute che erano anche motivo di scherno. Non mi sento una vittima di bullismo, ma una vittima di persone idiote e ignoranti.

 

Non sono mai stata aggredita e non mi è mai successo nulla di troppo “grave”. In realtà credo che sia tutto relativo. Ognuno ha la propria sensibilità. Qualcosa che ferisce me, potrebbe far ridere qualcun altro. Ora sono sei anni che non esco di casa, fatta eccezione per medici o casi “eccezionali”. In questi sei anni sono successe molte cose, per lo più negative. Ho letto le testimonianze su questo blog e mi sento vicina e lontana allo stesso tempo all'essere un hikikomori. È vero che disprezzo molti aspetti della società e molti atteggiamenti che di solito classificano come “normale”(personalmente preferisco definirlo “comune”),ma non sono diventata un hikikomori per questo motivo.

 

Non sapevo neanche di esserlo e non so se lo sono davvero. Semplicemente mi sono sempre sentita inadatta, incapace, stupida e di troppo. Se mi capitava per un momento di distaccarmi da questi pensieri, c'era sempre qualcuno che mi ricordava quale fosse la “realtà”.

 

Tratto da Hikikomori Italia

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