Famiglia nel bosco, "i bambini stanno male": chiesta la revoca della sospensione della responsabilità genitoriale
I periti della difesa: "Solo il servizio sociale non vede la sofferenza dei minori". Dalla casa-famiglia: "Mai impedito alla mamma di raggiungere i figli, la porta sempre aperta"
I legali della famiglia nel bosco di Palmoli hanno presentato la richiesta di revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. L'istanza è stata corredata da una relazione tecnica prodotta dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi. "Abbiamo visionato un centinaio di file relativi a foto e video che riguardano i bambini - dichiara Cantelmi all'agenzia di stampa Ansa -. Tutta questa imponente documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male. Abbiamo allegato per il Tribunale otto file di foto digitali e due video, più due disegni dei bambini. La documentazione, che comunque ci rendiamo disponibili a consegnare tutta se necessario, è inequivocabile: solo per il servizio sociale il dolore dei bimbi è invisibile".
La nota della casa famiglia: "Mai impedito alla madre di raggiungere i figli"
Intanto nelle ultime ore ha parlato, attraverso un comunicato, anche la dirigenza della casa famiglia nella quale sono ospitati i bambini, replicando alle informazioni diffuse in questi giorni secondi cui sarebbe stata negata la possibilità alla mamma dei bambini, Catherine, che vive al secondo piano della struttura, di raggiungere i figli al piano terra, soprattutto di notte. Un presunto divieto che, come ha ammesso la stessa donna in lacrime, causerebbe dolore a lei e ai suoi figli.
"La madre - spiega la struttura - non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile e non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne. È accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso) che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano".
"La porta in questione - continua la nota - è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l'apertura dall'interno della scala, che nessuno può chiudere. Non si tratta della porta delle camere dei minori e non è mai stata utilizzata per "chiudere a chiave i bambini la notte", come irresponsabilmente riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche".
La porta, aggiunge la casa famiglia, è stata chiusa in un'occasione "a tutela dell'incolumità fisica dei tre bambini che "eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori, per recarsi dalla madre al secondo piano".
Le dichiarazioni della ex dipendente e la smentita
Nello stesso comunicato, poi, la Fondazione che gestisce la casa d'accoglienza smentisce anche le parole di una presunta ex dipendente che, in un'intervista tv, aveva parlato delle condizioni di Catherine "tenuta al 41 bis". "La signora - si legge - non è una "ex operatrice della Casa Accoglienza recentemente andata in pensione" come lasciato intendere nel servizio televisivo. L'ultimo rapporto contrattuale risale al 2013. Da allora la signora non ha più avuto alcun rapporto con la casa accoglienza, né come lavoratrice né come visitatrice".
Le dichiarazioni della casa famiglia arrivano all'inizio di una settimana che vedrà la coppia anglo-australiana ancora davanti agli psicologi del tribunale per l'ultima seduta valutativa, dopo quella di venerdì scorso, interrotta proprio per lo stato di fragilità di mamma Catherine.
