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Emanuela Orlandi, le tappe di un mistero internazionale lungo 35 anni

Dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, il fratello Pietro è tornato a chiedere giustizia direttamente al Tribunale Vaticano

Era il 22 giugno del 1983 quando la quindicenne Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano, venne risucchiata nel nulla. Da allora sono passati 35 anni e si sono succedute indagini, illazioni, depistaggi. La famiglia non si è mai arresa ma il caso Orlandi è al momento uno dei misteri italiani più ermetici e lontani da un epilogo.


La nuova indagine - "È un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai", aveva detto all'Ansa, in occasione dell'ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro che, dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, è tornato a chiedere giustizia direttamente al Tribunale Vaticano.

E infatti da alcuni mesi la denuncia di scomparsa è di nuovo sui tavoli della Gendarmeria e del Promotore di Giustizia. La famiglia Orlandi l'aveva presentata per la prima volta un anno fa, lo scorso novembre. Il fascicolo è stato aperto "ma da allora non è stato fatto niente, non è stato interrogato nessuno", ha denunciato più volte l'avvocato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi. Che invano ha anche chiesto che venisse sentito il boss mafioso Pippo Calò, oggi 87enne, attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Opera. All'epoca dei fatti, nel 1983, era a Roma, era un personaggio a conoscenza "di quello che succedeva", collegato alla banda della Magliana, ritenuta invischiata nella scomparsa della ragazza.

La scomparsa e le analogie con il caso Gregori- Emanuela Orlandi, che oggi avrebbe cinquant'anni, scompare verso le 19 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza era la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed era cittadina del Vaticano. A maggio era giàscomparsa un'altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, e i due casi vennero quasi subito collegati.

In questi termini - come di "una stessa cosa" - ne parla Ali Agca, l'attentatore del Papa, ma non sono mai emersi elementi concreti che avvalorassero questa pista. Mirella Gregori, figlia dei titolari di un bar di via Volturno, a Roma, studentessa, non conosceva Emanuela Orlandi, né le due ragazze avevano frequentazioni in comune. Mirella scomparve dopo aver detto alla madre che "aveva un appuntamento" presso il monumento al bersagliere di Porta Pia con un vecchio compagno di classe, che peraltro quel pomeriggio era impegnato altrove. Da quel momento la famiglia non ebbe più notizie della ragazza.

Un giallo internazionale - Tornando al caso di Emanuela, quella che sembrava la comune scomparsa di una adolescente si trasformò subito in un giallo internazionale con al centro la Santa Sede. Si parlò subito di rapimento, ben presto intrecciato con l'attentato di Agca contro Wojtyla. Il Papa intervenne con diversi appelli.

I falsi avvistamenti - La presenza di Emanuela Orlandi, negli anni, venne segnalata in diverse località ma le rivelazioni non risultarono mai attendibili. Senza elementi, la prima inchiesta viene chiusa nel luglio 1997. Poi la banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo nella vicenda, rientrò in primo piano a giugno 2008 con le dichiarazioni di Sabrina Minardi, compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda. Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa dopo essere stata tenuta prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all'Ospedale San Camillo. Ma neanche su questa pista emergono prove concrete.

Nulla di fatto neanche dopo le analisi svolte sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant'Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis. Nel 2016 l'archiviazione dell'inchiesta da parte della Procura di Roma, confermata dalla Cassazione. Ma la famiglia ha voluto andare avanti rivolgendosi adesso anche alla magistratura vaticana.

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