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ʼNdrangheta: arrestato il boss Marcello Pesce Condannato a 16 anni, "usava" il calcio per il consenso

Il latitante fa parte di una potente cosca che opera nella Piana di Gioia Tauro con propaggini in tutto il nord Italia

'Ndrangheta: arrestato il boss Marcello Pesce Condannato a 16 anni, "usava" il calcio per il consenso

La polizia di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, ha arrestato il latitante Marcello Pesce, boss della 'ndrangheta ricercato per associazione di stampo mafioso. Pesce, detto "U Ballerinu", fa parte dell'omonima cosca guidata da Antonino Pesce, operativa nella Piana di Gioia Tauro e con propaggini in Lombardia e tutto il nord Italia. Ha guidato, indirettamente o meno due squadre dilettantistiche di Rosarno

L'annuncio dell'arresto è stato dato dalla stessa polizia attraverso il proprio account Twitter. Pesce era nascosto in un'abitazione al centro di Rosarno. Il blitz degli uomini del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Reggio Calabria è scattato attorno alle 5, quando si è avuta la certezza che il boss fosse proprio lì.

Quando i poliziotti della Mobile guidati da Francesco Rattà hanno sfondato la porta dell'appartamento, Marcello Pesce stava dormendo. Con lui al piano di sopra c'erano altri due uomini, padre e figlio, arrestati con l'accusa di favoreggiamento. Il latitante non era armato e non ha opposto resistenza. In questi anni carabinieri e polizia erano arrivati sul punto di catturarlo scoprendo nelle campagne di Rosarno diversi bunker utilizzati dal latitante. L'uomo si è sempre rifugiato dalle sue parti, protetto da una rete di fiancheggiatori.

Il business del calcio - Tra le attività di riciclaggio di Marcello Pesce c’era anche il calcio, diventato un autentico affare di famiglia. Nel 2005, il giorno dell'inaugurazione del manto sintetico dello stadio di Rosarno, Marcello Pesce era presente in quanto direttore generale di una squadra della cittadina e intervenne pure ai microfoni di diverse tv. Dopo aver guidato due squadre di serie D della zona, "U Ballerinu" assunse il ruolo di direttore generale del Sapri, squadra che quell’anno militava nel campionato Interregionale. Di lui si era parlato addirittura di un incarico nel Cosenza Calcio, ma la trattativa non si concluse.

Da latitante ha accumulato condanne per oltre 16 anni di carcere per reati che vanno dall'associazione mafiosa al traffico e spaccio di droga, e adesso i giudici sono pronti a presentargli il conto.

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