Guerriglia urbana a Roma nel giorno del voto di sfiducia al governo. Prima i cortei degli studenti, poi i teppisti, che hanno devastato il cuore della capitale. Scontri con le forze dell'ordine, barricate in fiamme, blindati assaltati, atti di vandalismo. Il bilancio finale parla di 41 teppisti fermati dalle forze dell'ordine e di circa 100 feriti, tra cui 50 agenti. Il Campidoglio si costituirà parte civile contro gli autori dei danneggiamenti.
I giovani fermati sono accusati di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie. Sono tutti ragazzi giovanissimi, romani e qualche napoletano, con poca politica in testa ma con molte azioni di violenza urbana nel curriculum: risse in strada e da stadio, vite difficili di borgata. Cappuccio e sciarpe neri, in versione "black bloc", hanno seminato il panico per ore trasformando il centro in un'inedita Beirut capitolina.
Il sindaco Alemanno in serata parla di "violenza gratuita, vergognosa e senza giustificazioni". Lo ha fatto da Piazza del Popolo, il gioiello di Valadier trasformato in un fronte di guerra. Eppure la protesta la mattina era stata civile. I cortei, partiti da diversi punti della città, formati da studenti, precari, esponenti dei centri sociali e del coordinamento "Uniti contro la crisi", di cui fanno parte gli operai della Fiom, gli aquilani e i cittadini di Terzigno anti-discarica, avevano animato le strade del centro, sorvegliato speciale fin dalle prime luci dell'alba.
Tutto inizia con piccoli eccessi come il lancio di petardi, finiti all'interno dei Mercati Traianei e nei Fori, l'accensione di fumogeni e cori contro il Governo. Le avvisaglie di una protesta più dura arrivano prima davanti al Senato e poi nei pressi della Camera: dal corteo a più riprese si sono staccati gruppetti di ragazzi col volto travisato da sciarpe nere e cappuccio nero della felpa che hanno lanciato bottiglie e petardi contro i blindati. Alcuni sacchetti di letame e poi fumogeni e bombe carta in via degli Astalli, una strada proprio dietro palazzo Grazioli.
Davanti al Senato ancora petardi, bombe carta, vernice colorata e fumogeni. Il tentato assalto ad alcuni blindati con pale e mattoni, presi da un camioncino, provoca la prima carica della polizia.
Da qui in poi è la cronaca di un giorno di violenza inaudita. I nuovi black bloc si staccano dal corteo e in poche centinaia seminano terrore e devastazione. Ovunque passano sfondano le vetrate di banche, danneggiano auto, sradicano segnali stradali e li usano come ariete contro le vetrine. Percorrono il lungotevere incendiando cassonetti e raccogliendo "armi" improvvisate. Poi arrivano a piazza del Popolo, diretti a Montecitorio, e a via del Corso si scatena la 'battaglia' urbana con l'assalto a tre blindati della Guardia di Finanza a colpi di bottiglie, bastoni, pietre. E mazze vengono usate per malmenare i finanzieri che sono a bordo.
Uno dei militari, in una delle tante foto scattate in questa giornata di violenza, è ritratto inginocchiato a terra, quasi sopraffatto da alcuni giovani, con la pistola d'ordinanza impugnata nella mano destra. Per difenderla dai manifestanti che volevano sottrargliela, spiegano fonti delle Fiamme gialle.
Il fumo dei lacrimogeni e dei petardi invade via del Corso e le vie dello shopping ormai deserte con i negozianti asserragliati dentro e turisti e romani che fuggono. ''Sembrava la guerra civile'', spiega una commessa di un negozio di abbigliamento. I teppisti addirittura erigono una barricata con cassonetti, fioriere, sedie tavolini dei bar di lusso di Piazza del Popolo. Poi le danno fuoco e creano una barriera di fiamme tra loro e i blindati che avanzano e spazzano via tutto.
I "black bloc" si ritirano a piazzale Flaminio e un gruppetto "viola" il Pincio e dalla celebre terrazza lancia sassi contro tutto e tutti. Piazza del Popolo viene sigillata dai blindati, il Tridente, cioè le tre strade che si irradiano dalla piazza, cuore del centro storico, è isolato: l'atmosfera è surreale, quasi da coprifuoco. Il piccolo corteo di violenti si muove infine verso il Lungotevere e Prati seminando ancora devastazione. In terra restano le tracce degli scontri e di una giornata da dimenticare.
