La donna sequestrata in Sardegna è stata liberata dai Carabinieri. Marcella Pau, 49 anni, era stata prelevata dalla sua abitazione intorno alle 19,50 da due uomini nelle vicinanze di Budoni. Moglie di Tonino Braccu, consigliere provinciale di area Pdl e titolare di un'agenzia di pompe funebri, la donna sarebbe stata presa in ostaggio dopo una rapina finita male. I malviventi sono stati individuati dai carabinieri in un casolare.
Marcella Pau sarebbe stata prelevata da almeno due persone mentre rientrava a casa a bordo della sua auto.
I sequestratori l'avrebbero intercettata appena scesa dalla vettura e l'avrebbero poi obbligata a salire su un'altra macchina. La ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Siniscola (Nuoro) è ancora frammentaria: da quanto si è appreso, comunque, al sequestro sarebbe stato presente il figlio della vittima il quale, al volante di una Mercedes, si sarebbe poi messo all'inseguimento dell'auto dei rapitori. La Mercedes avrebbe poi speronato la vettura con la donna e i suoi sequestratori a bordo in località Nuditta, vicino a Budoni.
"Mi sento una miracolata"
''Quando mi hanno portato nel covo e mi hanno messo la catena ho pregato la Madonna di aiutarmi'', ha detto Marcella Pau, di 50 anni. ''Quando mi hanno preso ero appena arrivata davanti a casa - ha spiegato la donna - lottavo, urlavo e mia figlia mi ha sentito e visto. Speravo che guardasse e desse l'allarme, cosi' come ha fatto''. Marcella Pau, ancora visibilmente scossa per quanto accaduto, ha anche detto di conoscere la madre dei gemelli arrestati: ''e mia cliente nel negozio di fiori, mi vogliono bene. Oggi posso dire di sentirmi miracolata''.
Un bandito: mi vergogno di quello che ho fatto
"Avevo bisogno di soldi. Mi vergogno di quello che ho fatto". Sono state queste le prime parole di Giacinto Costa, uno dei due gemelli arrestati per il sequestro della donna. A raccogliere la dichiarazione è stato il comandante regionale dei carabinieri, generale Luigi Robusto. Il generale ha parlato con Costa perché voleva capire, come ha spiegato il comandante provinciale dell'arma di Nuoro, colonnello Vincenzo Bono, il profilo psicologico del sequestratore. Le ammissioni dell'uomo, che con il gemello Pier Michele ha un'attività di lavorazione del marmo, hanno consentito di trovare il covo prigione dove Marcella Pau era stata lasciata legata e imbavagliata in preda al terrore.
"A un certo punto ho sentito urlare il nome Michele - ha raccontato la donna ai carabinieri - e pensavo che per me fosse arrivato un momento decisivo. Avevo paura che mi potessero picchiare, uccidere e invece quel nome lo avevano gridato i miei liberatori che avevano circondato la zona e invitavano quel Michele ad arrendersi".
A contribuire alla positiva conclusione della vicenda sono state anche la tempestività della telefonata fatta dalla figlia dell'ostaggio, Laura, 14 anni, e la reazione dell'altro figlio Manuel che si è lanciato all'inseguimento insieme a un carabiniere in borghese precipitatosi sul luogo del sequestro. E naturalmente, anche l'efficacia del piano antisequestri provinciale, con la collaborazione data dalla popolazione di Budoni che ha partecipato alle ricerche dei sequestratori.
