Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa a Milano nel novembre del 2009, è stata uccisa e poi sciolta nell'acido in un terreno a San Fruttuoso vicino Monza. I carabinieri hanno arrestato sei persone. L'omicidio della donna è stato una vera "esecuzione". Gli arresti sono stati eseguiti tra Lombardia, Calabria e Molise. La Garofalo fu torturata prima di essere uccisa.
Dei sei provvedimenti, due sono stati notificati in cella a Carlo Cosco, 40 anni, ex convivente della donna - dalla relazione è nata una figlia ora maggiorenne - e a Massimo Sabatino, 37 anni. I due erano già stati arrestati a febbraio per un precedente tentativo di sequestro, avvenuto a Campobasso nel maggio dell'anno scorso, con lo scopo di uccidere la Garofalo per vendicarsi delle dichiarazioni da lei rese agli inquirenti, a partire dal 2002, contro alcuni affiliati alle cosche della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone).
Gli altri destinatari del provvedimento del giudice Gennari sono Giuseppe e Vito Cosco, rispettivamente di 46 e 41 anni; Carmine Venturino di 32 anni e Rosarcio Curcio di 34 anni. Per tutti le accuse contestate sono di omicidio e soppressione di cadavere tranne che per Curcio che avrebbe partecipato solo all'occultamento del corpo della donna, poi sciolto nell'acido.
Secondo le indagini, Carlo Cosco ha organizzato l'agguato teso a Lea Garofalo proprio mentre questa si trovava a Milano con la figlia. Proprio con il pretesto di mantenere i rapporti con la ragazza, legatissima alla madre, Cosco ha attirato la sua ex nel capoluogo lombardo. A dare l'allarme per prima per la sparizione della donna era stata proprio la ragazza.
Un piano per rapirla e ucciderla in Puglia
La donna avrebbe dovuto essere rapita e trasportata in Puglia per essere uccisa e sciolta nell'acido in una masseria in campagna nei dintorni di Bari, e per questo Carlo Cosco aveva procurato, chiedendolo ai cinesi di via Paolo Sarpi a Milano, un furgone su cui erano stati "caricati anche 50 litri di acido". Sono le rivelazioni di un compagno di cella di Massimo Sabatino.
L'uomo, come si legge nell'ordinanza del gip riferendosi a un primo tentativo non andato a buon fine, ha spiegato che secondo il piano predisposto da Carlo Cosco, l'ex convivente della donna Lea Garofalo "avrebbe dovuto essere sequestrata e quindi trasportata all'uscita autostradale di Bari, dove vi sarebbero stati due amici di Cosco ad attenderla che avrebbero dovuto prendere in consegna la Garofalo e portarla in una masseria in campagna dove questa avrebbe dovuto essere sciolta nell'acido".
Caricata sul furgone con 50 lt di acido
Invece nella notte tra il 24 e il 25 novembre Garofalo venne "caricata sul furgone, su cui vi erano sempre 50 litri di acido, e portata in un luogo vicino alla Milano-Meda dove i Cosco hanno un piazzale o un terreno dove tengono i mezzi di movimento terra della loro ditta'', racconta sempre il pentito che ha contribuito alle indagini. L'uomo ha riferito quanto confessatogli da Sabatino: quest'ultimo, insieme a Carmine Venturino (altro arrestato) e i "due albanesi, secondo le indicazioni di Carlo Cosco, hanno preso la Garofalo", per poi portarla in un luogo nei pressi di Monza.
Torturata prima di eliminarla
L'ex collaboratrice di giustizia è stata interrogata a lungo e torturata prima di essere uccisa. La banda sequestrò la donna (invece di eliminarla immediatamente) perché voleva sapere le informazioni che lei aveva fornito come collaboratrice di giustizia. Le rivelazioni erano ancora secretate e quindi preoccupavano molto l'ex convivente e gli altri membri del gruppo.
La distruzione del cadavere, per inquirenti e investigatori, ha avuto lo scopo di "simulare la scomparsa volontaria" della collaboratrice e assicurare l'impunità degli autori materiali dell'esecuzione.
