"Cari giovani di Sicilia, non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri vescovi hanno detto". E' il messaggio che Benedetto XVI ha voluto affidare ai 15 mila ragazzi delle diocesi siciliane radunati a piazza Politeama, ai quali ha indicato un modello: Rosario Livatino, l'eroico giudice antimafia caduto il 21 settembre 1990. Vincere la mafia è possibile, ha spiegato.
"Siate alberi - ha chiesto il Pontefice ai giovani - che affondano le loro radici nel fiume del bene. Non abbiate paura di contrastare il male. Conosco l'impegno con cui voi cercate di reagire e di affrontare questi problemi, affiancati dai vostri sacerdoti, che sono per voi autentici padri e fratelli nella fede, come è stato - ha detto - don Pino Puglisi".
Ai sacerdoti ricorda don Puglisi, ucciso dalla mafia
Ed è proprio al sacerdote ucciso davanti alla sua parrocchia di Brancaccio 17 anni fa, che il Papa ha dedicato il discorso ai sacerdoti radunati in Cattedrale. "Un appartenente a questo presbiterio - ha detto - è stato ucciso dalla mafia, aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all'educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli".
A 200mila fedeli: "Vergognarsi del male"
"Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce", ha detto nell'omelia della grande messa celebrata al Foro Italico di Palermo. La Bibbia ci mostra, ha ricordato il Papa teologo davanti a una folla immensa, 200mila persone stimate, "l'empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente", che "perciò si piegherà ed è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita".
"Siate umili ma non timidi"
"A Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano - rileva il Pontefice - difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarieta', a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale ed a causa della criminalità organizzata". Per Ratzinger non ci si deve far vincere dal peso dei problemi. "La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene - ha denunciato - a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo". "Gesù - ha spiegato Benedetto XVI - ci invita ad essere umili", ma non ci ha chiesto di essere timidi: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza". Osiamo, dunque, ha incoraggiato il Papa tedesco rivolto ai cattolici siciliani.
Sostenere la famiglia
Per il Papa la scommessa che in Sicilia si deve giocare è quella della formazione dei giovani. Per questo Chiesa e autorità devono sostenere la famiglia. "Ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l'amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi", ha detto. Tra le autorità presenti il presidente del Senato, Renato Schifani, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo e il sindaco di Palermo, Diego Cammarata.
L'omaggio al giudice Giovanni Falcone
Ultima tappa del suo viaggio in Sicilia è stato l'omaggio reso dal Papa al sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, saltati in aria a Capaci, dove è stato fatto fermare il corteo che accompagnava Ratzinger: "Il Papa è sceso dalla sua macchina - ha spiegato ai giornalisti il portavoce padre Federico Lombardi - per deporre un mazzo di fiori presso una delle stele erette in ricordo delle vittime, e ha sostato in preghiera silenziosa, ricordando tutte le vittime della mafia e delle altre forme di criminalità organizzata. Poi ha ripreso la strada verso l'Aeroporto per rientrare a Roma".
