cronaca

"Padre, non toccare tuo figlio"

20 Set 2010 - 19:50
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Ora non si parli di padri disperati. Ora non si parli di padri vittime dell'ingiustizia. Ora no, davvero. Che di disperazione si tratti non vi è alcun dubbio. E la compassione è giusta e obbligata. Ma uccidere un figlio non deve e non puo' trovare spazio in alcuno stato dell'animo, se non in quello del non aver capito.... Non aver capito che la drammatica, dilaniante contesa tra genitori non piu' uniti deve restare solo tale e deve trovare limite invalicabile in ogni diritto del figlio: dal più piccolo, come potrebbe essere quello di giocare sereno, al più grande, elevato, cioè quello di vivere.

Conosco donne ( molte) e uomini ( meno) che han vissuto momenti davanti ai quali è difficile comprendere come non si sia arrivati al gesto estremo, quello di togliersi la vita. Sofferenze inaudite, speranze cancellate. E violenze, tante violenze. Sono ancora li': chi puo' a lottare, altri a sopportare. Non per se', ma per i figli. la considerazione è perfino banale, volgare: non ci hanno chiesto che li mettessimo al mondo. Quindi la nostra eventuale disperazione non puo', non deve toccare loro.

Certo non si puo' gettare il peso di tutto su spalle gia' provate. Non si puo' lasciare quei genitori soli, anche se ne conosco che, seppure nella solitudine estrema, hanno resistito, resistono, addirittura lottano. Non riusciamo ad essere tutti genitori di quel tipo, purtroppo. E abbiamo bisogno di aiuto, che spesso non arriva. Di giustizia, che spesso pare guardare altrove. Ma non possiamo, non dobbiamo fare arrivare in noi il pensiero che un colpo di fucile condiviso sia un modo per stare insieme ai figli contesi. Perché loro, i figli che non ci chiedono di nascere, non ci danno il diritto di decidere quando non farli vivere piu'.

Mario Marchi