"Nessuna lite in sala parto e nessun nuovo caso di malasanità". E' quanto chiarisce la direzione dell'azienda ospedaliera Papardo-Piemonte di Messina, al centro di polemiche dopo la nascita di un bimbo, ora ricoverato con problemi. I genitori hanno denunciato il primario di ginecologia, contrario al taglio cesareo che, secondo loro, avrebbe potuto evitare le complicanze. La procura ha aperto un'inchiesta.
"Le notizie di stampa - osserva il direttore generale, Armando Caruso - fanno evidentemente riferimento a due casi ben distinti tra loro, avvenuti in giornate differenti e che opportunamente vanno ricostruite nei dettagli. Il primo caso riguarda un'aggressione subita, cinque giorni fa, da un dirigente medico della struttura di Ostetricia e ginecologia, il dottore Rosario che è parte lesa; caso che non ha avuto nessuna rilevanza clinica tant'è che la madre ed il neonato, sono a casa ed in buona salute. Dell'aggressione il direttore del reparto ha dato comunicazione all'autorità giudiziaria e avviato un'indagine interna anche per valutare se presentare una querela".
"Il secondo caso, ben distinto - osserva Caruso - è avvenuto sette giorni fa e le circostanze risultano totalmente diverse e riguarda altra paziente con tutt'altra storia clinica, assistita al parto dal dottore Saverio Esposito. Dalle relazioni presentate dai due sanitari, Abate ed Esposito, risulta che il parto è avvenuto in modo spontaneo, senza ricorrere al parto cesareo, e nessuna lite si è verificata tra gli operatori in servizio presso la struttura".
"Bimbo grave ma migliora"
Il professor Ignazio Barbieri, direttore dell'unità operativa di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina, ha spiegato che "il bambino ha avuto una sofferenza post ischemica". I medici hanno "proceduto con la ventilazione" e l'hanno "sedato e intubato ed è in coma farmacologico. Il piccolo - ha aggiunto Barbieri - ha sofferto perché gli è mancato l'ossigeno ed è andato in asfissia. Al momento le condizioni sono serie ma in netto miglioramento, qualcosa di più preciso si potra dire tra una settimana".
La versione della madre
"Non so se i medici hanno litigato, so di certo che ero giunta all'ospedale dove, a parere di tutti i medici avrei dovuto partorire con un cesareo, viste le dimensioni del bambino, che pesava 4 chili 150 grammi. Ma il primario, Francesco Abate, è intervenuto, sostenendo la tesi del parto naturale e vietando il cesareo. E' stato tremendo: ho subito lacerazioni, il parto è stato difficilissimo, il bimbo ha avuto difficoltà di ossigenazione, subendo danni". Lo afferma la puerpera Ivana Rigano. "Non avrei mai pensato a un parto naturale - aggiunge - perché le dimensioni del bambino lo sconsigliavano. L'unico a insistere per questo metodo è stato il primario Francesco Abate, mentre gli altri suoi colleghi erano favorevoli al cesareo, anche se non l'hanno praticato. Per questo ci siamo rivolti alla magistratura".
Quanto alle accuse rivolte dal primario ai parenti della puerpera, che avrebbero aggredito i medici, la donna afferma che "sì, c'era stato un battibecco tra i sanitari e i familiari di qualcuno che aveva partorito o stava partorendo, ma mio marito e le persone a noi vicine sono estranei a questo episodio".
Denunciato primario ginecologia
L'avvocato Marianna Giuffrida, legale della coppia, ha spiegato che i suoi assistiti hanno denunciato soltanto il primario di ginecologia, Francesco Abate. L'avvocato ha dichiarato che "è stato Abate a insistere per praticare il parto naturale invece del cesareo. Gli altri medici, invece, erano favorevoli alla soluzione chirurgica.
Ministro Fazio: "In Italia i parti sono sicuri"
"Credo che la situazione sia diversa da come sembra. Il caso si sta sgonfiando". Lo ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, al termine di un dibattito all'Europarlamento sul tema "Il diritto alla salute in Italia e in Europa". "L'Italia - ha aggiunto - è uno dei paesi al mondo in cui si partorisce in modo sicuro. Il tasso di mortalità infantile è tra i più bassi al mondo, così come quello di mortalità delle madri nei primi 42 giorni". Il commento del ministro sui fatti di Messina: "Occorre che i fatti siano accertati", ha detto Fazio. Il ministro ha avuto notizie che la dinamica potrebbe essere diversa da quella descritta. "Siamo in attesa di risultanze da parte della regione. Le cose non sarebbero andate come all'inizio sembrava".
La vicenda
La 24enne Ivana Rigano era di 41 settimane quando, la mattina del 13 settembre era stata ricoverata nella ginecologia del'ospedale Papardo di Messina.
Alle 16 rompe le acque, ma non ha ancora dilatazione sufficiente per la nascita del piccolo Giosuè Mangraviti di oltre 4 chili. "Lei soffre troppo - racconta la madre Patrizia Ferrarini - e per questo abbiamo chiesto al dottore Certo di farla partorire col taglio cesareo. Mentre noi riempiano i moduli per il consenso il primario Francesco Abate nella stanza accanto viene agredito dai familiari di un'altra partoriente.
Alle 18.45, quando tutto è pronto per il cesareo e mia figlia è in sala travaglio, Abate si oppone al cesareo e ordina di proseguire col parto naturale nonostante prima ci siano stati fatti firmare i moduli per il cesareo.
Alle 19.35 monta in servizio il suo aiuto Saverio Esposito che la fa partorire con metodo naturale.
Il bambino nasce alle 20 ma rimane incastrato per le sue dimensioni e la dilatazione dell'utero troppo piccola di mia figlia. Ora è intubato ed in coma farmacologico nella terapia Intensiva Neonatale del Policlinico: ha 3 lesioni cerebrali, un rene compromesso e problemi cardiaci".
