cronaca

Mucca pazza, "controlli efficaci"

21 Lug 2010 - 20:35
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La prevenzione della malattia della mucca pazza in Italia ha funzionato. Dal 2001 sono stati esaminati 6 milioni di animali e i test vengono ancora fatti regolarmente: "Vedere un caso oggi è drammatico, ma non deve allarmare per quello che mangiamo. E' la conseguenza di una contaminazione che risale almeno a 10 anni fa", ha detto Maria Caramelli, la ricercatrice che dirige l'Istituto zooprofilattico del Piemonte.

I controlli
''Ancora oggi - ha aggiunto - tutti gli animali di oltre 40 mesi sono regolarmente esaminati e l'unica differenza rispetto al passato è che le maggiori conoscenze hanno permesso di spostare l'età dei controlli sugli animali più anziani''. E' stata un'epidemia che i Paesi europei hanno pagato moltissimo: solo dal 2001 al 2003 si stima un costo complessivo di 600 miliardi che comprende, oltre a test e analisi, indennizzi per gli allevatori e adeguamento delle strutture per la produzione dei mangimi.

In Italia casi contenuti
"La situazione nel nostro Paese è straordinariamente favorevole, a partità di popolazione di bovini rispetto a Francia e Gran Bretagna - ha detto Caramelli - abbiano avuto in tutto 144 casi dall'inizio della sorveglianza, il primo gennaio 2001''. Rinunciare alla Fiorentina è stato un sacrificio che, secondo l'esperta, è valsa la pena affrontare: ''Grazie ad esso - ha detto Caramelli - le vittime in Italia siano state solo due. Anche se sul momento non si è percepito, il disastro è stato evitato''.

La proteina colpevole
E' il prione. Naturalmente presente nell'organismo, diventa pericolosa quando si altera. La sua diffusione è cominciata dal dopoguerra, quando per rispondere alle esigenze di una dieta più proteica delle mucche da latte si decise di mescolare ai mangimi polveri ottenute da carni e ossa degli animali macellati. E' stata così facilmente veicolata una proteina capace di resistere a cottura, caldo, congelamento e disinfettanti.

Tempo di incubazione
E' almeno di 10 anni, ma si ritiene possa durare da 30 a 50 anni, come ha dimostrato nel 2006 una ricerca condotta dall'University College di Londra. Per questo motivo è possibile che nei prossimi anni si possano registrare altri casi.

I nuovi casi nel mondo
Quest'anno l'unico caso della malattia nell'uomo è avvenuto in Gran Bretagna. Sempre nel 2010 in Gran Bretagna sono morte due persone per la malattia, mentre altri tre pazienti diagnosticati in passato sono ancora in vita. Sempre in Gran Bretagna il numero complessivo delle morti per la nuova variante è di 169. In Francia i casi complessivi sono stati 25 (nessuno nel 2010) e tre negli Stati Uniti.