R.Calabria,Pisanu: "Boss braccati"
Fabrizio Rizzi da Il Messaggero
"Se reagiscono così, sentono la morsa dello Stato, è un buon segno". Beppe Pisanu, presidente della commissione Bicamerale Antimafia, ex ministro degli Interni nel precedente governo Berlusconi, ritiene che la bomba alla Procura generale presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria sia stata messa perché l'azione contro la 'Ndrangheta sta procurando risultati, inginocchia le cosche ed i boss avvertono di "essere braccati e reagiscono".
Lo Stato non deve abbassare la guardia, la 'Ndrangheta una è delle più potenti organizzazioni criminali europee, radicata in tutto il mondo. "Questa è una minaccia alla magistratura e alle forze dell'ordine". Onorevole Pisanu, come inquadra l'inquietante episodio accaduto contro una sede delle toghe?
"E' un fatto assai grave, sia per la potenza dell'ordigno che poteva provocare danni ben più gravi, sia per il valore simbolico del luogo prescelto, la Procura generale. E' una minaccia rivolta alla magistratura e a quanti si battono contro la Ndrangheta".
Ci sono segnali che indicano un risveglio della 'Ndrangheta, che sta rialzando la testa?
"No, non mi risulta. E se di segnali dobbiamo parlare, dobbiamo, paradossalmente, considerare un fatto positivo questo attentato. Perchè significa che i boss di questa organizzazione criminale si sentono braccati, dunque reagiscono".
La Ndrangheta sembra avere le dimensioni di una multinazionale del crimine, ci sono cifre sulla sua pericolosità?
"E' la più potente organizzazione criminale italiana, forse europea che, con il passare degli anni, si è sottratta a una struttura familistica, andando ben oltre questa dimensione. La sua base è in Calabria ma ormai si è diffusa in tutto il Paese, seguendo le tracce dell'emigrazione, laddove gli investimenti sono più sicuri e redditizi. Perchè quelli che guidano queste operazioni sono menti raffinate. E poi è in Germania, Spagna, Canada, Sudamerica".
Si nutre soprattutto con il traffico degli stupefacenti a livello internazionale?
"Il suo radicamento mondiale, nella droga, ne fa oggi la principale protagonista del traffico di cocaina di cui ricicla i proventi. I cartelli sudamericani si affidano alla 'Ndrangheta per i riciclare e riutilizzare il denaro dei loro commerci di droga".
Si ha una stima a quanto ammonti il fatturato di questi giri di denaro?
"Le stime sono spesso arbitrarie, ho sentito molte cifre fatte a casaccio. Ma per capire le dimensioni di questo traffico planetario ci sono i numeri di una sola operazione che avrebbe fruttato ben 19 miliardi di euro, ma che è stata sventata dal pronto intervento delle forze di polizia. La rappresentazione di questo smercio ha aspetti industriale. La partita di droga arrivava dal Sud America, veniva calata dagli aerei nell'Oceano Atlantico con canotti gonfiabili e trasportata su navi che si sarebbero dirette in Africa. E da lì lo stupefacente sarebbe stato nuovamente trasferito in Europa".
Il forte rilancio della lotta alla mafia è dunque all'origine della bomba di Reggio Calabria?
"Quando sono stato ministro avevo reimpostato la lotta alla mafia, focalizzandola nella caccia ai boss e ai patrimoni illecitamente costituiti. Questa via è stata sviluppata ora e i boss se reagiscono sentono la morsa dello Stato. Non facciamoci illusioni, la repressione può migliorare se offriremo un'attività investigativa continua, dotata degli appropriati mezzi!".
