Truccatrice uccisa, arrestato l'ex
Bari, l'uomo aveva tentato depistaggio
Svolta nelle indagini sulla morte di Anna Costanzo, la truccatrice degli artisti della Fondazione Petruzzelli di Bari uccisa nella notte tra il 10 e l'11 luglio scorso nella sua casa nel rione barese an Girolamo. Gli agenti della squadra mobile hanno arrestato, con l'accusa di omicidio volontario, il suo ex fidanzato, Alessandro Angelillo. Per gli inquirenti dopo l'omicidio tentò un depistaggio attraverso il profilo Facebook della vittima.
Nei confronti di Angelillo, la polizia ritiene di aver raccolto un "forte quadro probatorio" costituito da intercettazioni telefoniche ed ambientali e da accertamenti tecnici compiuti sui movimenti dell'uomo. Questi - secondo l'accusa - entrò nell'abitazione della truccatrice prima che la vittima rincasasse.
"Ero lì e le ho dato un ceffone"
Una delle prove sarebbe la frase pronunciata da Alessandro parlando con una zia in una sala d'attesa della questura di Bari dove attendeva di essere ascoltato dalla polizia l'11 luglio: "Sì ero lì le ho dato un ceffone''. Una microspia ha registrato la conversazione. Ma, in seguito, nell'interrogatorio, l'uomo negò questa circostanza. Anche adesso, quando gli è stato notificato l'arresto, il 33enne ha detto ai poliziotti: "State sbagliando, non ho fatto nulla".
Secondo gli inquirenti, dopo avere ucciso Anna, Angelillo mise in atto azioni di depistaggio. A cominciare dal messaggio apparso la notte del delitto sulla bacheca di Anna Costanzo su Facebook nel quale l'assassino scrisse, usando gli account impostati sul notebook (che poi rubò) della donna, che la sua ex aspettava a casa tre uomini conosciuti poco tempo prima.
Il messaggio venne "postato" per la prima volta da un amico della vittima alle 2.44 dell'11 luglio. Secondo il medico legale che eseguì l'autopsia, la donna fu uccisa tra le 3 e le 4 di notte. Sul letto poi - sempre secondo le indagini - l'assassino dispose tre preservativi, uno dei quali scartato ma non usato. Il cadavere della donna fu trovato riverso sul bordo della vasca da bagno con il busto all'interno della vasca (che era vuota e non aveva il tappo), nudo dalla vita in giù. Sul capo una ferita sanguinante, le labbra erano tumefatte e nel lavandino c'era nastro da imballaggio appallottolato, utilizzato per imbavagliare la vittima. Nel bagno e in camera da letto furono trovate tracce di sangue, fatto questo che fa ipotizzare alla polizia che vi fu una colluttazione tra la vittima e il suo assassino.
Secondo il procuratore della Repubblica di Bari, Alessandro Angelillo, l'indagine è stata "il classico processo indiziario da film durante il quale sono stati raccolti validissimi risultati dal punto di vista investigativo". Secondo Laudati, a carico di Angelillo vi sono una "costellazione di indizi, un fortissimo movente passionale, la particolare personalità dell'indagato e le modalità di ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti e successivi il delitto".
Il procuratore si è soffermato sulla vittima affermando che Anna Costanzo era "una donna moderna a cui tutti volevano bene, era una donna libera, evoluta, una grande lavoratrice che entrava in relazione con tutti". Sul presunto assassino ha invece detto che ha una "personalità particolare, ha frequentato prostitute, ha insidiato moltissime donne tra cui una ex fidanzata che lo ha denunciato facendo scattare nei giorni scorsi un provvedimento di interdizione nei suoi confronti per stalking".
