cronaca

Milano, morto avvocato Corso Bovio

Lettera alla moglie e poi il suicidio

09 Lug 2007 - 15:22
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L'avvocato Libero Corso Bovio, 59 anni, uno dei più noti penalisti milanesi nonché docente di Giurisprudenza e autore di numerose pubblicazioni in materia, è stato trovato morto nel suo studio di Milano. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un suicidio: Bovio si sarebbe ucciso con un colpo di pistola e ha lasciato una lettera per la moglie.

A trovare il professionista senza vita sono stati i sui collaboratori accorsi nello studio in via Podgora, a due passi dal Palazzo di Giustizia, dopo aver udito il colpo di pistola. Poco dopo essersi diffusa la notizia della morte di Corso Bovio, una piccola folla si è radunata davanti allo stabile. 

Il legale si è sparato un solo colpo in bocca, esploso con una pistola Magnum calibro 357. Secondo indiscrezioni nello studio Bovio aveva altre armi, detenute legalmente. Lo studio è attualmente sotto sequestro. Sono stati portati via dai militari alcuni documenti che il legale aveva sulla scrivania prima di suicidarsi. Sul caso indaga il pm Massimiliano Carducci.

La lettera alla moglie
Nell'ultima giornata della sua vita, Corso Bovio era arrivato attorno alle 14 da Prato con un suo assistente. Dopodiché, come riferisce il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, ha consegnato al suo collaboratore una lettera indirizzata alla moglie. Quindi, rimasto solo, si è sentito provenire uno sparo dalla sua stanza nello studio. Giuggioli, tuttavia, è incredulo sulle intenzioni suicide del collega: "Onestamente pensare che si sia sparato è una assurdità straordinaria".

Il cordoglio dei colleghi
E' sconvolta Caterina Malavenda, avvocato e collaboratrice storica di Corso Bovio da anni. "Per me era come un fratello. Se solo avessi capito qualcosa capite che non sarei stata a guardare - dice con le lacrime agli occhi - Era una persona serena e tranquilla e un eccellente professionista". Al momento della tragedia l'avvocato Malavenda si trovava in un'altra stanza e ha detto di non aver sentito nulla.

Anche il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, esprime il suo cordoglio. "Sono dispiaciutissima, conoscevo da anni l'avvocato Corso Bovio - dice - era un professionista molto stimato, professionalmente e umanamente. Non posso aggiungere altro se non il grande dispiacere per una vita finita così". "Conosciamo tutti l'avvocato Corso Bovio - dice invece il procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato - oltre a essere un grande avvocato, era anche una persona di grande lealtà e correttezza. Era uno degli avvocati che onorava, nel solco del padre, il foro milanese e italiano".

Luigi Cerqua, presidente della prima Corte d'Assise, si è trovato a passare per caso sotto l'ufficio del noto penalista proprio poco dopo il fatto. "Sono sconvolto - ha detto Cerqua -, gli ho parlato una quindicina di giorni fa e mi aveva mandato uno scritto simpaticissimo sulla tutela penale degli animali, in particolare i pesci. Non ci posso credere, io voglio ricordarlo non solo come un avvocato di valore ma anche come un uomo di grande spirito''.

Tra i primi ad arrivare anche l'avvocato Jacopo Pensa, anch'egli sconvolto. Aveva visto Bovio almeno cinque volte negli ultimi giorni. ''Certo non era allegro, ma non era allegro - ha commentato - come non lo è uno a luglio, costretto a lavorare anche il sabato e la domenica. Certo che è pazzesco non sapere cosa passa per la mente dei nostri 'fratelli'".

"Se c'era una persona davvero tranquilla, quella era lui". Così commenta l'accaduto il presidente della Corte d'Appello, Giuseppe Grechi. "Perché un uomo si tolga la vita, è sempre un mistero". Sconvolto invece l'avvocato Vincenzo Siniscalchi, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura. "Sono attonito - dice - La tragica morte di Corso Bovio spegne una delle luci più intense dell'avvocatura italiana e interrompe una carriera esemplare anche nel giornalismo e nella sua rappresentanza". 

La zia:"Nessuno saprà mai i motivi"
I motivi della morte dell'avvocato Corso Bovio non si conosceranno mai. Ne è convinta la zia. "Lo conosco abbastanza per capire che nessuno lo saprà mai", ha detto la signora Gianna, sorella della madre dell'avvocato scomparso. "Nemmeno nella lettera alla moglie - ha proseguito - ci sono le ragioni del gesto. Non aveva problemi con la famiglia e nemmeno sul lavoro. Spesso si faceva controllare il cuore perché il padre, morto nel '78, soffriva di disturbi cardiaci".

La signora Gianna dichiara di essere scettica all'ipotesi del suicidio, che forse con il suo lavoro "c'era qualcuno a cui l'avvocato Bovio poteva dare fastidio", ma che non è in grado di fare alcuna ipotesi: "dovrei un po' inventarle", dice. In ogni caso, spiega, conoscendolo "si sarebbe seccato se qualcuno avesse indagato sulla sua morte".