Wojtyla, "In vita molti miracoli"
Lo svela la sua "famiglia" polacca
Franca Giansoldati sul Messaggero di martedì 3 aprile
Sulla tomba di marmo si riuniscono ancora una volta i membri di quella che fino al 2 aprile 2005 è stata considerata la famiglia polacca di Wojtyla. Ci sono tutti. E' un momento di grande commozione. Si ritrovano di mattina presto alle Grotte vaticane a rendere grazie per «il dono della santità reso evidente nel Papa venuto a Roma dal Paese lontano». La celebrazione spetta a don Stanislao, ora arcivescovo di Cracovia, il segretario amato come un figlio. Al suo fianco l'anziano cardinale Macharski.
Mescolate tra i fedeli le cinque suore che per 26 anni hanno accudito la persona del pontefice. Suor Tobiana sorride. E' silenziosa più che mai. C'è il medico Renato Buzzonetti, Angelo Gugel, il cameriere personale, il cavaliere Camillo Cibin, la fedelissima guardia del corpo, custode di tanti segreti; la sua prontezza di riflessi salvò nel 1982 Papa Wojtyla dalla coltellata di un pazzo a Fatima. In prima fila l'ambasciatrice di Polonia, Hanna Suchocka, l'intellettuale Stanislaw Griegel prosecutore degli studi di Wojtyla sulla famiglia. II fotografo Arturo Mari ha gli occhi lucidi. Anche don Mietek è commosso.
Si prega in polacco, nell'aria risuonano canti polacchi, l'omelia è in polacco. «Nel trascorrere di questi due brevi anni appare sempre più evidente la grandezza del pontificato di Giovanni Paolo II. Don Stan isIao scandisce bene ogni parola. Ai piedi del sepolcro qualcuno ha depositato alcune lettere. Ogni giorno mani ignote fanno cadere in un cestino messaggi di devozione, notizie di guarigioni, di grazie ricevute.
Monsignor Angelo Comastri, rettore della basilica di San Pietro, non le conta più tante sono. Ma alle Grotte, ieri mattina, non c'era il cardinale Deskur. La malattia che lo tiene inchiodato su una sedia a rotelle glielo ha impedito. «Proprio nel giorno in cui si chiude la prima tappa della beatificazione non sono potuto scendere in basilica. Sono vecchio e malato. Ma ho visto tutto dalla televisione". Dalla voce traspare dolore. Non ha potuto inginocchiarsi e baciare il sepolcro di marmo bianco. Deskur voleva essere là ma non cc l'ha fatta. Eppure è stato lui che ha preparato coi suoi buoni uffici il conclave del 1978. All'epoca era solo un monsignore ma con agire discreto ha tessuto per favorire la soluzione polacca guidando l'allora cardinale Wojtyla, durante le sue trasferte a Roma, nel labirinto romano.
Sicché quando Wojtylafueletto, e Deskur si trovava al Gemelli ricoverato per un ictus, rompendo ogni schema protocollare, Papa Wojtyla volle fargli visita in ospedale creando non poco scompiglio tra i monsignori. «Se il Signore vorrà lo farà santo presto. Sarà la Chiesa a deciderlo e io sarò comunque contento per le decisioni che verranno prese». Il cardinale Deskur fatica a parlare. «Ho ricordi troppo belli su di lui. Troppi». La gente, racconta il cardinale, lo amava tanto per «il suo buon umore. Era il suo segreto edera contagioso: La gente ha bisogno di serenità».
Anche se oggi appare improprio parlare di miracoli il cardinale polacco conferma con poche parole che effettivamente accadevano cose prodigiose quando era in vita. Gente guarita, persone salvate dalla disperazione della vita, coppie che volevano figli e che finalmente riuscivano ad averne. Durante il pontificato sono stati raccolte senza troppo clamore notizie di tantissimi casi. Ora questo dossier che Wojtyla volle tenere nascosto, ordinando ai suoi fedeli collaboratori di non farne menzione ad alcuno, è finito negli archivi della Segreteria di Stato.
«E' vero accadevano cose straordinarie». A un bambino, è stato chiesto a Deskur, come descriverebbe Giovanni Paolo II? «Gli direi poche cose: che è stato un uomo che ha fatto la volontà del Signore e che lo ha amato con tutto il cuore. E' stata questa la sua grandezza. E sono sicuro che anche un bambino di sette anni capirebbe».
