Mala Brenta, chiusa l'inchiesta
Dopo 10 anni chiesti 142 rinvii
Si è conclusa dopo dieci anni la maxi inchiesta sulla Mfia del Brenta che ha portato la procura antimafia di Venezia ad emettere ben 142 rinvii a giudizio. Fondamentali le rivelazioni del boss pentito Felice Maniero, che con la sua confessione ha aiutato gli inquirenti a smascherare lorganizzazione. La banda per anni ha terrorizzato il Veneto con sequestri, omicidi, furti e rapine. Gli imputati dovranno rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso, furto e rapina.
L'inchiesta, denominata "Rialto", fu iniziata nel 1997 dal procuratore antimafia allora in carica Antonio Fojadelli, poi rimosso dall'incarico, ed è stata portata a termine dal sostituto procuratore Paola Mossa.
Le indagini avevano portato all'arresto di importanti uomini chiave della banda, alcuni già in carcere per altre inchieste. Le richieste di rinvio a giudizio sono comunque sette in meno rispetto a quelle segnalate dalla polizia investigativa. Alcuni dei pregiudicati, infatti, nel frattempo sono morti e per altri il reato è caduto ormai in prescrizione.
Richiesto dunque il rinvio a giudizio per le attività criminose della banda avvenute dopo il 1987, periodo che era stato preso in esame dal primo maxiprocesso, concluso in primo grado nel luglio 1994 con 79 condanne. All'epoca Maniero, non ancora pentito, era appena evaso dal carcere Due Palazzi di Padova con un'azione rocambolesca, per poi venire ripreso a Torino nel novembre successivo. Da quel momento aveva iniziato a collaborare con la giustizia.
Fra gli episodi che rientrano in questo processo vi è proprio la clamorosa fuga, nella quale "faccia d'Angelo" scappò con altri sei complici grazie anche alla corruzione di alcune guardie carcerarie. Viene poi contestato il precedente tentativo di evasione dall'altro carcere di sicurezza, quello di Vicenza, progettato dalla banda alcuni mesi prima con un'azione di tipo militare, con mitra e lanciarazzi.
Nel capo d'imputazione rientra poi anche la tragica rapina al treno a Vigonza (Padova), nel 1990, in cui rimase uccisa una studentessa che transitava in un altro convoglio investito da un colpo di mortaio usato per sfondare un vagone postale.
Tra i nomi degli indagati figura anche Enrico Vandelli, ex legale di Maniero e da lui chiamato in causa come complice. Latitante a Parigi dopo la prima ondata di arresti, Vandelli si costituì dopo oltre un anno e fu sospeso dalla professione in attesa del giudizio. Tra gli altri spiccano infine nomi storici dell' organizzazione, tra cui Antonio Pandolfo, Flavio Zinato, Ivo Marigo, Marziano De Checchi, Paolino Mazzuccato. Tra i capi d'imputazione mancano invece gli omicidi perpetrati dalla banda e il traffico di armi, che sono stati stralciati e sono andati tutti a giudizio in precedenza. Lo stesso Maniero è stato già condannato in via definitiva per tutti i reati che gli sono stati addebitati.
