"Ai figli il cognome della madre"
Per la Cassazione i tempi sono maturi
Ai figli viene imposto il cognome del padre? La corte di Cassazione con la sentenza 13298 ha avanzato un dubbio di incostituzionalità. Ad avviso degli ermellini è discriminatorio non consentire l'attribuzione del cognome materno. L'articolo 2 della Costituzione deve essere inteso "nella duplice direzione del diritto della madre di trasmettere il cognome al figlio e di quello del figlio di acquisire segni di identificazione di entrambi i genitori".
Aggiunge, inoltre, il Palazzaccio che si traduce in una "discriminazione" - in contrasto dunque con l'articolo 3 della Costituzione - privilegiare il tramandarsi del cognome paterno. Il caso dal quale è nata la decisione della suprema corte di chiedere l'intervento della Corte Costituzionale per valutare la costituzionalità di tutte le norme in cui si prevede "che il figlio legittimo acquisti automaticamente il cognome del padre anche quando vi sia in proposito una diversa volontà dei coniugi", nasce dal ricorso di una coppia milanese.
In particolare Alessandra e Luigi, marito e moglie dai quali è nata una bimba, hanno fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale nel giugno 2002 la Corte d'Appello di Milano ha loro negato di dare il cognome materno alla loro bambina. I due, fin da quando la loro figlia era venuta al mondo, avevano espresso al competente ufficiale dello stato civile la volontà di dare alla piccola il cognome della mamma. Ma la corte d'appello aveva bocciato il loro reclamo sostenendo che i figli potrebbero avere "riflessi negativi" nel portare il cognome materno in quanto potrebbero essere individuati come "prole naturale, e non legittima".
La Cassazione, invece, ha bocciato questo verdetto affermando che l'unità familiare non si rafforza con "la diseguaglianza" tra i coniugi, ma "al contrario si rafforza nella misura in cui i rapporti tra i coniugi siano governati dalla solidarietà e dalla parità". Ora la parola passa alla consulta.
Prestigiacomo: "Un passo avanti per le donne"
"La sentenza della Corte di Cassazione coglie in pieno il mutamento della sensibilità in corso nel nostro Paese sulla questione del cognome da trasmettere ai figli. Il provvedimento favorisce una riflessione più approfondita sul diritto delle madri, e dei genitori in generale, a trasmettere uno o entrambi i cognomi" ha commentato il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo.
"Io credo - prosegue Prestigiacomo in una nota - che siano ormai maturi i tempi perché la materia diventi oggetto di un intervento legislativo, per agevolare le scelte, anche diverse, che possono essere fatte dai genitori. Certamente un provvedimento normativo sarebbe opportuno per definire, nell'ambito del cognome o dei cognomi prescelti, quale trasmettere per evitarne la moltiplicazione in capo alla stessa persona. Non sono contraria pregiudizialmente anche al doppio cognome purché ovviamente, si trovi un punto d'equilibrio per le trasmissioni successive e si definiscano i problemi tecnici che possono sorgere anche a livello di anagrafe e stato civile".
"La decisione della Suprema Corte - conclude il ministro Prestigiacomo - è comunque il segnale di un ulteriore passo avanti fatto dalle donne nel nostro Paese, il segnale che l'Italia sta diventando una società sempre più europea e quindi attenta ai diritti e alle sensibilità di tutti i suoi cittadini".
