cronaca

Accusò fedele,mea culpa da pulpito

Parroco costretto a scuse pubbliche

12 Lug 2004 - 06:45

Tre anni fa aveva ingiustamente accusato dal pulpito un fedele di essere debitore nei confronti della parrocchia di una cospicua somma di denaro. Ora è tornato nella stessa chiesa per chiedere scusa durante l'omelia: è successo a don Angelo Forlani, ex parroco di Perinaldo in provincia di Imperia, che ha saldato così il suo singolare debito con la giustizia dopo una transazione tra gli avvocati delle parti.

Il fatto risale al 28 agosto 2001, quando in due funzioni religiose celebrate davanti a un folto gruppo di fedeli, il sacerdote accusò Fausto Guglielmi, coltivatore, di essere in debito verso la chiesa per circa quattromila euro. Un gesto che gli costò una querela per diffamazione. Querela che ora verrà ritirata dopo la transazione.

"Intervengo per scusarmi pubblicamente con il signor Guglielmi Fausto - ha detto con voce pacata, don Angelo, ora parroco a Scandicci (Firenze), poco prima del termine della domenicale funzione religiosa, celebrata accanto all'attuale parroco, don Ferruccio - in quanto ciò che avevo dichiarato nel corso delle messe del 28 agosto 2001, delle ore 10.30 e delle 18, a San Nicola e a Sant'Antonio, riguardo le spese del tetto di San Benedetto, in realtà dipendeva da un mio errore di valutazione, nel senso che il Guglielmi, inizialmente, era stato escluso dal partecipare alle spese comuni e soltanto in seguito tali spese gli erano state richieste senza che le stesse fossero state preventivamente deliberate dall' assemblea dei condomini".

Il fatto, ovviamente, non è passato inosservato nel piccolo borgo medievale dell'imperiese: "La chiesa non era mai stata così gremita di fedeli dai tempi di Natale - ha commentato Guglielmi all'uscita della parrocchia di Sant'Antonio -. Mi ritengo soddisfatto anche perché ogni altro eventuale risarcimento in denaro sarebbe comunque andato in beneficenza. In questa maniera è stata riabilitata la mia immagine allo stesso modo di come, in precedenza, era avvenuta l'offesa alla mia reputazione".

La vicenda comincio' nel 2001, quando vennero eseguiti i lavori per la ristrutturazione del tetto della canonica, una parte della quale era adibita a scantinato appartenente a Guglielmi. Al momento di saldare il conto con gli operai, per motivi tuttora pendenti, Guglielmi non versò la sua parte, lamentando la mancata convocazione di una regolare assemblea dei condomini. In seguito a cio' don Angelo, nell' illustrare il rendiconto ai fedeli, durante la messa mattutina del 28 agosto, accuso' Guglielmi, menzionandolo con nome e cognome, di essere debitore verso la chiesa.