cronaca

Milano,arrestati festeggiavano 11/9

Preso anche l'imam di Gallarate

07 Mag 2004 - 04:52

Nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di sei persone a Milano sembra ci sia anche un'intercettazione in cui si parla del ventesimo dirottatore dell'attacco agli Usa dell'11 settembre, catturato negli Stati Uniti. Tra gli arrestati c'è anche l'imam marocchino della moschea di Gallarate. L'accusa nei suoi confronti è di traffico di documenti falsi per agevolare l'immigrazione clandestina. Perquisita anche la moschea.

Secondo l'accusa, dunque, per i sei uomini arrestati l'attentato alle Torri Gemelle era una data da festeggiare. Dalle intercettazioni telefoniche emerge infatti che nel primo anniversario dell'attacco contro gli Usa, i presunti terroristi avevano inneggiato a Osama bin Laden.

Inoltre, gli investigatori hanno ricostruito che tra i componenti della cellula smantellata e Ramzibin Alshiba (così si chiama il ventesimo kamikaze delle Torri Gemelle) c'erano legami e contatti. Alshiba, arrestato in Pakistan a Karachi il 14 settembre 2002, non riuscì a salire su uno degli aerei che poi si schiantarono su Washington e New York. "Abbiamo prove - spiegano gli inquirenti - che dimostrano la conoscenza personale con il dirottatore".

Sempre dalle intercettazioni è emerso che gli indagati avevano commentato il sequestro di una nave con un carico di 40 tonnellate di morfolina (sostanza che può servire alla fabbricazione di armi chimiche) avvenuto nel dicembre 2002 nel porto di Genova, ancor prima che il sequestro venisse reso noto alla stampa. La nave era stata sequestrata perché il carico non era in regola e non era neppure dichiarata la destinazione precisa del carico stesso.

Il gruppo, affermano gli investigatori, aveva collegamenti sia con persone detenute a Guantanamo sia con i "fratelli" in Yemen, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Turchia, Egitto, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Bulgaria e Belgio. Oltre ai sei arrestati ci sono altre sette persone denunciate, tra le quali cui un commercialista di Milano. Tutte le persone coinvolte sono indagate per il reato di terrorismo internazionale.

Le tre cooperative e una società perquisite al centro dell'inchiesta hanno sede a Varese, Lainate e Novara. Queste cooperative sarebbero servite anche come luogo di propaganda. Il gruppo per finanziarsi avrebbe venduto a immigrati clandestini permessi di soggiorno falsi per somme che andavano dai 2mila e ai 3mila euro ciascuno.