cronaca

Eco,lo scrittore più noto al mondo

Nel 1980 "Il nome della rosa"

06 Mag 2004 - 22:50

Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale, Umberto Eco è nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932. Eco si è trasferito poco meno che ventenne a Torino per potervi frequentare l’Università. Nel 1954 si è laureato, all'età di 22 anni, con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d'Aquino. Nel 1956 ha pubblicato Il problema estetico in San Tommaso, (volume edito in una seconda edizione riveduta ed accresciuta nel 1970).

Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, poi, presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze ed infine presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.

Dal 1959 al 1975 ha lavorato, presso la Casa Editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all'Università di Bologna, dove impianta una vivace ed agguerrita scuola. Negli anni 1976-77 e 1980-83 ha diretto l'Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l'Università di Bologna. È stato insignito di molti titoli onorifici da parte delle università di tutto il mondo, presso le quali ha tenuto diversi corsi. Dal 1989 è presidente dell'International Center for Semiotic and Cognitive Studies, e dal 1994 è presidente onorario dell'International Association for Semiotic Studies, di cui negli anni precedenti è stato segretario generale e vice-presidente. Dall'1999 è inoltre presidente della Scuola superiore di Studi Umanistici, presso l'Università di Bologna.

Ha esordito nel 1980 con il romanzo "Il nome della rosa", fortunato thriller gotico d’ambientazione conventuale capace al contempo di stimolare un dibattito ideologico. Sono seguiti "Il pendolo di Foucault" (1988) e "L’isola del giorno prima" (1994), forse troppo segnati da preoccupazioni intellettuali giustapposte. Tra i suoi testi di saggistica, vanno citati: "Opera aperta" (1962), "Apocalittici e integrati" (1964), "La definizione dell’arte" (1968), "La struttura assente" (1968), "Le forme del contenuto" (1971), "Trattato generale di semiotica" (1975), "Lector in fabula " (1979), "Semiotica e filosofia del linguaggio" (1984), "Sugli specchi e altri saggi" (1985), "I limiti dell’interpretazione" (1990), "La ricerca della lingua perfetta" (1993), "Sei passeggiate nei boschi narrativi" (1994), "Kant e l’ornitorinco" (1997). Inoltre, sono da segnalare le inchieste di "Diario minimo" (1963), "Il superuomo di massa" (1976), "Sette anni di desiderio" (1983); ed ancora, "Il secondo Diario Minimo" (1990), i "Cinque scritti morali" (1997) e "La bustina di Minerva" (2000).