cronaca

"Da Napoli volontari per l'Iraq"

Lo rivela l'imam della città campana

06 Mag 2004 - 00:16

"So che molti fratelli stanno per partire da Napoli per raggiungere la Siria e la Giordania e da lì l'Iraq. Io non posso fermarli, dire: fratello, stai sbagliando. Mi risponderebbero che vanno ad aiutare altri fratelli che soffrono e che anche questo è costruire la pace." L'imam di Napoli, Rachid Amadya, è preoccupato per una possibile escalation del conflitto, e spiega che nella sua comunità sta crescendo l'odio nei confronti degli americani.

"Invito tutti a pregare - conclude allora l'imam, intervistato dal quotidiano cattolico Avvenire - e a sperare che i cervelli dei potenti tornino a funzionare per il verso giusto. Perché comunque finirà questa guerra, ad essere sconfitto sarà l'uomo".

Da tempo c'era il sospetto che negli ultimi mesi molti islamici fossero partiti dall'Italia alla volta dell'Iraq per difendere il regime di Saddam Hussein. E pochi giorni fa l'ipotesi ha trovato conferma quando la Procura di Milano ha ordinato l'arresto dei presunti componenti di una cellula di Ansal Al-Islam (organizzazione terroristica curda legata ad Al Qaeda) che dall'inizio della guerra avevano inviato in Iraq decine di "fratelli", destinati ad addestrarsi nei campi del gruppo nel Kurdistan iracheno.

E sempre dall'Italia altri estremisti islamici erano partiti già in passato per andare a combattere contro gli americani: è il caso di Abdelkadir es Sayed (nella foto sopra), ritenuto uno dei capi della cellula milanese di Al Qaeda, che con ogni probabilità è morto in Afghanistan durante la guerra seguita agli attentati dell'11 settembre. E l'Italia, ormai è certo, è stata per diverso tempo una delle più importanti basi logistiche dell'organizzazione di Osama Bin Laden, con il compito di contraffare passaporti per i "fratelli" che dovevano introdursi illegalmente in Europa.