"ASSOLUTO VERTICE"

Mediaset, la sentenza di condanna a Berlusconi "Gestì e guidò la società anche da premier"

Le motivazioni della condanna a 4 anni di carcere, confermata dalla corte d'appello di Milano

23 Mag 2013 - 18:57
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La corte d'appello di Milano, nelle motivazioni della sentenza con cui ha confermato i quattro anni di carcere per Silvio Berlusconi, imputato per il caso Mediaset, ha parlato di "un sistema portato avanti per molti anni" dall'ex premier e "proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti. E condotto in posizione di assoluto vertice".

Gestione diritti tv era interesse di Berlusconi - Nelle motivazioni della sentenza che ha confermato i 4 anni di carcere (3 coperti da indulto) e i 5 di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale per Silvio Berlusconi, si legge anche che "era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica, quindi fosse interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l' operatività giornaliera".

Berlusconi ideò sistema di fondi neri - Un altro passaggio del verdetto recita: "Era riferibile a Berlusconi l'ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto al fine di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere".

"Gestì un'enorme evasione fiscale" - I giudici scrivono anche che "vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del gruppo B e, quindi, dell'enorme evasione fiscale realizzata con le società Off Shore".

Attenuanti impossibili - La corte d'appello ha ritenuto anche che "in relazione alla oggettiva gravità del reato, è ben chiara l'impossibilità di concedere le attenuanti generiche" all'ex premier.

No prove che Confalonieri sapesse - Al contempo i giudici hanno confermato l'assoluzione per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. "Non vi è prova sufficiente - si legge nelle motivazioni - che fosse realmente consapevole" del sistema "illecito" creato per la compravendita dei diritti tv. Operazione di cui "non gli si poteva attribuire un adeguata conoscenza (...) al punto da sovvertire quei bilanci" delle società.

Irregolarità in compravendita diritti tv - La sentenza è arrivata al termine del processo di secondo grado sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset. Quando fu pronunciata la sentenza d'appello uno dei legali di Berlusconi, il parlamentare Pdl, Niccolò Ghedini, la criticò aspramente definendola "al di fuori di ogni logica".