Desio, crociata contro la moschea
Sabato sera fiaccolata della Lega
Fino a quando erano vu' cumprà potevano, al più, dare fastidio. Ma adesso è diverso, adesso fanno paura. Fanno valere i loro diritti, e osano chiedere una moschea. Così, contro di loro, sabato sera a Desio, nel Milanese, la Lega Nord sfilerà con le fiaccole in mano per ricordare a tutti i padani il rischio dell'invasione. Proprio come aveva fatto tre anni fa a Lodi, quando i più agitati avevano sparso letame di maiale sull'area da consacrare ad Allah. C'è chi li teme, i musulmani. Perché non sono tutti derelitti. Ormai lavorano, si sono organizzati, hanno comprato case, hanno messo su famiglia, mandano i figli nelle scuole italiane, hanno il senso della comunità e non rinunciano alle tradizioni. Non rinunciano nemmeno al diritto di pregare.
E pazienza che la moschea non la vogliano in regalo. La Lega non ne ne vuole sentire parlare. «Ma noi l'area giusta la possiamo comprare con i nostri soldi», hanno protestato i leader della comunità pachistana, 1.500 persone stabilmente residenti in città. In tre mesi hanno raccolto 150mila euro. Contano di arrivare a 500mila prima dell'estate.
Niente da fare: corteo, slogan, fiaccolata. Appuntamento, dunque, per sabato sera. Ore 20, piazzale della stazione. In testa ai leghisti sfilerà Mario Borghezio, eurodeputato del Carroccio. Dietro, i sindaci di tutti i comuni della Brianza. Mezz'ora dopo, comizio in piazza Conciliazione. La Questura di Milano, se non preoccupata, è senz'altro attenta: ha deviato il percorso in modo da tenere i manifestanti lontani dai luoghi frequentati dagli stranieri. E gli uomini della Digos, da giorni in Brianza, hanno discretamente invitato le associazioni più tolleranti a non raccogliere la provocazione.
Sarebbe come soffiare sul fuoco, col rischio che giovani esponenti di estrema destra suonino la carica. Come è successo in Veneto, con Forza Nuova. E dire che Desio, fino a ieri, si era fatta conoscere nel mondo per un'altra ragione: proprio qui ha sede il quartier generale di instancabili ambasciatori di pace. I missionari saveriani, dalla loro sede di via Milani, coordinano l'azione di centinaia di sacerdoti in prima linea sui fronti caldi del mondo, dall'America del Sud all'Asia, e ovviamente in Africa. Ogni anno organizzano la festa dei popoli: non meno di cinquemila persone di tutte le razze si divertono insieme. In questi giorni, insieme a una decina di associazioni, hanno invitato tutti a incontri e dibattiti di approfondimento. «Chi conosce non può avere paura», ha spiegato padre Giovanni Gargano.
La manifestazione in programma per sabato, in realtà, ha spaccato il centrodestra. Il sindaco di Forza Italia ha preso le distanze: «Io sono per la tolleranza», ripete ogni giorno Salvatore Pugliese. Il suo partito non scenderà in piazza.
Neppure An sfilerà al fianco dei leghisti. La sinistra è sconcertata. «Sono annichilito, Desio sta per fare una figuraccia», si sfoga Luigi Mariani, dei Ds. Che aggiunge: «In realtà questa città è molto più vivibile e aperta al confronto di quanto la Lega non voglia far credere». Potrebbe anche essere vero. Non fosse per quella insidiosa escalation di «avvertimenti» alla comunità islamica. Quattro mesi fa i primi manifesti sul «pericolo» che in città di nascondessero terroristi islamici. Poi i negozi dei musulmani presi nel mirino: prima una paninoteca riempita di scritte e di insulti. Poi le insegne di una macelleria araba prese a sassate. L'altro giorno, svastische, croci celtiche e croci templari sulle vetrine di una pizzeria egiziana.
L'ultimo episodio sarebbe stato ancora più inquietante, se non ci avessero pensato i pachistani a collocarlo nella giusta dimensione, quella di una ragazzata di pessimo gusto e dalle consueguenze potenzialmente devastanti: due sconosciuti lunedì sera sono entrati in un centro di preghiera musulmano ed hanno tirato sassi grandi come pugni contro una decina di uomini. Nessun ferito, un mezzo miracolo. «Erano due ragazzini di sedici, diciassette anni - ha spiegato l'Imam -. Non so perché l'abbiano fatto, non so che cosa gli abbiano messo in testa».
La Lega, però, tiene duro. Anzi, rilancia e invoca il referendum. E intanto accende le fiaccole.
Azzurra F.
